La cassiera

BIP BIP BIP BIP BIP BIP…

Una serie infinita di estenuanti BIP continuava ormai da quando aveva girato l’angolo con le mani cariche di libagioni.

Come al solito aveva una mare di domande che gli frullavano nella testa, tra le tante la più prepotente risultò essere “perchè non ho preso un cestino all’inizio?”

Quel piccolo supermercato, cornice del quadro surrealista della sua realtà presente, gli aveva offerto più di quanto avesse bisogno in realtà.

L’importanza di fare una lista della spesa tornò tra i temi caldi del suo dibattito interiore.

La fila per l’unica cassa presente era composta da sei persone, tutte di diversa estrazione sociale.

C’era una professoressa in pensione, un muratore sudato, una casalinga zoppicante, un bambino pedante, un’anziana logorroica, lui e poi un tizio con un cappello. Lui si chiamava Giulio. Odiava il suo nome quasi quanto odiava fare le commissioni domestiche, tipo fare la spesa nei mini-super-iper-market.

La professoressa in pensione leggeva la confezione di pomodori pelati con solerte disgusto, tipico di chi ha corretto innumerevoli temi dalle regole di grammatica inesistenti. Forse stava correggendo anche la lista degli ingredienti, o i valori nutrizionali. Dalla faccia, contrita nello sforzo, si percepiva disgusto per l’uso orribile delle subordinate nella descrizione del prodotto. Le labbra si muovevano leggermente a mimare i suoni che avrebbe potuto emettere se le fosse stato chiesto di leggere quel componimento davanti ad un folto pubblico di auditorium.

cass

La cassiera sfoltiva la merce della professoressa sparando con il laser su ogni codice a barre. L’unica cosa che rimaneva era appunto quel barattolo metallico che la professoressa stava leggendo con estrema vena critica. Cadde il silenzio dei BIP, la professoressa in pensione alzò gli occhi e vide che la cassiera, senza alcuna espressione in volto, le porgeva i pollici opponibili della mano destra. Mimava di afferrare il barattolo.

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