Lettera di un collezionista

Salve,

Mi presento. Sono un collezionista. Il mio nome non ha importanza.

Una volta ho letto su di un giornale che chi colleziona qualcosa ha un disturbo ossessivo compulsivo. Io non lo so se ce l’ho. Se ce l’ho. Se ce l’ho. Se ce l’ho. Però amo le collezioni, da sempre.

Da piccolo collezionai pacchetti di chewingum, di tutte le razze e maniere. Li tenevo in uno scatolone gigante nel mio armadio, poi mia madre li buttò via.

Da un po’ meno piccolo cominciai a collezionare scontrini e ricevute. Li avevo catalogati in un raccoglitore. Qualche anno fa mi accorsi che l’inchiostro degli scontrini sbiadisce e il dove/quando/perchè/cosa degli stessi si perde per sempre. Esso lascia posto ad un rettangolo di carta sudicio e privo di senso.

Una bella metafora dei ricordi se ci pensate.

Ho collezionato tanto altro dopo gli scontrini fiscali.

Bei voti. Esami di ammissione. Bevute per dimenticare. Delusioni frutto del mancato impegno. Materie in un libretto. Chilogrammi in esubero. Vestiti sporchi. Rabbia accumulata. Frittate di cipolle notturne. Delusioni amorose. Delusioni universitarie. Delusioni per i rapporti sociali. Delusioni calcistiche.

-Oh che tristezza! – Direte voi… in realtà ho collezionato un mucchio di cose positive.

Momenti felici. Amicizie fraterne. Discorsi interessanti. Discorsi di amici. Discorsi di fratelli. Frittate di cipolle notturne. Delusioni amorose. Soddisfazioni personali. Sogni realizzati e sogni condivisi. Bevute. Soddisfazioni calcistiche.

Tutte queste cianfrusaglie non le tengo mica dentro uno scatolone gigante o in un raccoglitore impolverato. Non c’è rischio che qualcuno le butti. Di sicuro, però, anche loro finiranno per sbiadirsi e diventare rettangoli bianchi dove sopra ci potrò ricamare quel che voglio, nel vano tentativo di ricostruire i loro dove/quando/perchè/cosa. È una situazione abbastanza seccante per un collezionista del mio calibro, non vi pare?

Quindi un giorno ho deciso di smetterla di collezionare ricordi, anzi, ho smesso solo di dire che colleziono ricordi.

Facendo una profonda analisi mentale ho scoperto che in realtà non li ho mai collezionati.

Noi non collezioniamo mai ricordi. Collezioniamo quello che ci hanno fatto provare le situazioni che ricordiamo. Li esploriamo e li riviviamo solo per riuscire a sentire di nuovo le stesse emozioni. Quelle non possono essere modificate.

Io colleziono emozioni, esse non sbiadiranno, le potrò ripassare e riprovare. Nessuno le può buttare via. Faranno sempre parte di me. Di emozioni ne ho un paio di armadi pieni zeppi.

Se non avete mai pensato a collezionarle cominciate da ora. Cominciate da quella che vi ha fatto provare leggere questa lettera. Io ho appena aggiunto alla lista quello che mi ha fatto provare scriverla e pubblicarla.

 

In fede

Un collezionista

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