Il tragico Limbo delle scelte

“Ah quindi quel balletto con l’asta che scende sempre di più?” domandò l’amico spalmato sul divano di fronte.

“Ma magari! Qui siamo più sul metafisico, compare mio…” rispose l’altro amico spalmato sulla poltrona.

“Dicevo per dire, so bene di cosa si tratta… è un’atavica semipunizione per non essersi schierati, no?” decantò il tizio sul divano.

“Perchè? Pensaci Peppe, perchè? Perchè deve essere una punizione o una semipunizione?” controbattè il tizio sulla poltrona.

“Perchè spesso non scegliere è quasi peggio di fare la scelta sbagliata, almeno credo si volesse intendere questo tra quei versi…Pensaci tu Daniè, pensaci…” rispose Peppe dal divano.

Daniele ci pensò quella sera.

L’amico Peppe, che trasudava birra, aveva lasciato un’alone di sudaticcio imponente e prepotente sul divano di cui sopra.

Peppe aveva congedato Daniele con un “ci si becca domani compà”, Daniele aveva risposto con un “meeeh”.

Da lì, da quel “meh”, era partito il grosso della sua riflessione.

Cominciò con un rapido esercizio rodato. Si alzò per andare al frigo.

KinderFettaAlLatte e WurstelDiPollo.

Questi due elementi, dalle origini completamente differenti, erano per qualche strana coincidenza e sequenza di eventi, sullo stesso ripiano del suo frigo quella notte, proprio uno accanto all’altro.

La mano destra di Daniele stringeva lo sportello del frigo. La sinistra, viceversa, era libera. Svolazzava a mezz’aria tra i due alimenti. Sfiorava l’incarto della merendina dolce e poi accarezzava il preservativo plastico del cilindretto di carne macinata.

La pressione saliva. Il respiro si faceva affannoso. La vista si appannava. La bocca si seccò. La mano sinistra cominciò a tremare.

Daniele crollò sul pavimento. Si mise seduto e nel buio della cucina, l’unica cosa che riusciva a vedere era il frigo, ancora aperto, proprio davanti a lui.

“Perchè?” cominciò a sussurrare…

Si riferiva al fatto che gran parte delle decisioni sono difficili.

“Perchè?” disse ad un volume leggermente più alto del sussurro medio…

Si riferiva al fatto che buona parte delle decisioni difficili hanno conseguenze terribili.

“Perchè?” disse con un volume ancora più alto del più alto sussurro medio…

Si riferiva al fatto che un buon numero delle decisioni difficili con conseguenze terribili continuano a perseguitarti per parecchio tempo.

“Perchè?” disse con un tono colloquiale…

Si riferiva al fatto che un numero considerevole di decisioni difficili con conseguenze terribili continuano a perseguitarti anche quando credi di averle superate.

“Perchè?” disse cominciando ad usare un tono troppo alto…

Si riferiva al fatto che un numero esiguo, di decisioni difficili con conseguenze terribili che ti perseguitano anche troppo spesso, ti rende sempre più difficile fidarti delle tue capacità di giudizio.

“PERCHÈ?” disse quasi urlando…

Si riferiva al fatto che non riuscendo più a fidarsi delle proprie capacità di giudizio era finito in una spirale autodistruttiva, nella quale aveva, sempre più spesso, preferito non scegliere affatto, piuttosto che arrivare a sbagliare.

“PERCHEEEEEEEEEEEEEEEEEEEÈ?” urlò…

Si riferiva al fatto che stava entrando in crisi davanti ad una scelta per nulla difficile. Ma anche un po’ al fatto che era a terra a struggersi di fronte ad un frigorifero aperto, nel cuore della notte.

Era il limbo, il posto per chi non si schiera, era finito proprio lì quella notte.

Lo immaginava bianco e privo di odore e sapore, invece era una cucina buia con un frigo semivuoto.

Aveva smesso di urlare ma non di guardare ad intervalli regolari il wurstel e la merendina.

Dopo un respiro profondo, chiuse gli occhi e fece quello che gli aveva consigliato l’amico sudaticcio, cominciò a pensare. Alla fine dedusse parecchie cose.

Una “non scelta” è una scelta sotto un certo punto di vista, e se hai davanti un dolce ed un wurstel non hai solo due scelte. Ne hai quattro. Puoi mangiare il wurstel. Puoi mangiare il dolce. Puoi chiudere il frigo e non mangiare nulla, oppure puoi mangiarli entrambi.

La via del codardo, la via della non scelta, è semplice ed affascinante.

A volte però ha più peso una non scelta che una scelta.

Si dice di non rimandare a domani quello che puoi fare oggi, per Daniele non è così semplice. Il detto è incompleto. Suonerebbe meglio se dicesse “non rimandare a domani quello che puoi fare oggi, a meno che tu non ti senta pronto per farlo, altrimenti temporeggia, se temporeggi troppo però sei uno stronzo”.

 

Si alzò, prese una decisione e spinse la merendina nell’esofago. Prima di chiudere lo sportello del frigo, fece l’occhiolino al wurstel.

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