Pugno in faccia

Continuava a fare finta di essere interessato, quando in realtà non vedeva l’ora di tornare nella stanza che avevano affittato, scolarsi 5 birre e guardare, ubriaco, un film stupido.

Però in fondo sapeva che qualcosa stava per succedere. Il suo acutissimo sesto senso per l’imprevedibile era sull’attenti.

Un buon 90% delle volte, però, aveva dovuto ammettere a se stesso che era tutto puro frutto della propria immaginazione. Immaginazione, che nel contesto in questione era un modo più elegante e meno patologico per non dire paranoia.

“…Io ne ho visti almeno tre…” disse uno “…Tu? Due?” disse l’altra. Sorrise al primo anche se non aveva assolutamente idea di cosa stessero parlando, quindi si girò a guardare le case che scorrevano alla sua sinistra, per evitare il contatto visivo, che avrebbe portato ad un eventuale trascinamento nella discussione.

Continuarono a camminare tutti e quattro. Mentre lui continuava ad ammirare il nulla sulla sinistra.

Scendendo questo piccolo viottolo asfaltato che conduceva al mare, venne colpito prepotentemente in pieno volto.

Non cadde a terra, rantolando dolorante nella rada sabbia che si era depositata dopo una lunga primavera ventosa, rimase in piedi a fissare l’origine di quel colpo.

Sul muretto del giardino esterno di una piccola casupola, che svettava alla destra nel viottolo che avevano imboccato, 50 metri più in su, c’era una ragazzina di 5-6 anni.

Indossava un paio di stivali da gomma gialli evidenziatore, un vestitino bianco candido tipo tutù, un paio di ali di plastica attaccate alla meno peggio e aveva dei lunghi capelli lisci e blu, che per buona parte le coprivano le piccole orecchie a sventola.

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Mario e l’eutanasia

Semu ricchi e unni lu sapi nuddo
(Ci ritroviamo ad essere facoltosi e nessuno ne è a conoscenza)

proverbio Siculo

Enter the Mario

Vivo, da sempre, in lotta costante tra un’amore sbagliato e un odio profondo.

Forse dire “da sempre” non è corretto, forse è meglio dire “da quando riesco a ricordare”.

Da quando riesco a ricordare, ho una serie di sentimenti contrastanti verso il mio paese, verso la mia nazione e verso i miei compatrioti. Per il 85.7% della mia vita, avendoci vissuto, in Italia, era più che altro un fastidio latente, non imputabile a nessuno, ma c’era, costante e fastidioso.

Nel restante periodo (~ 14.3%) della mia vita, ho vissuto e sto vivendo all’estero. E dal secondo giorno di residenza, ho capito qual’era la fonte del fastidio, la radice di tutto il mio malessere.

L’attitudine di noi italiani come popolo nei riguardi della vita di tutti i giorni.

Non che non lo sapessi, prima, qual era il problema, solo osservarlo dall’esterno, da lontano, tutto è apparso più chiaro.

Non posso vantare di essere un sociologo e roba simile, ma ho provato ad osservare i fatti e a trarre le mie personalissime ipotesi e analisi, probabilmente completamente errate, ma vale la pena presentarle ugualmente, quantomeno per estrarle dal mio cervello e vederle nero su bianco, in modo da non rimuginarci più.

Frutto di queste analisi è una figura: l’italiano, al quale farò riferimento come Mario Rossi, come astrazione in media di un individuo nato e cresciuto in Italia.

Una vita da Mario

mario

Mario Rossi, è nato in media in una paese tra la Toscana e il Lazio. In media ha un diploma. E conosce l’italiano, il suo dialetto locale e un po’ di Inglese a livello scolastico (The pen is on the tableaux).

Politicamente, Mario è un indeciso, non vota per appartenenza ideologica, ma vota per chi ritiene più vicino alle sue idee. Ha votato Berlusconi nel 94, poi se ne è pentito e ha votato PDS-DS nel 96, e di nuovo Forza Italia nel 2001, poi L’Ulivo nel 2006, poi forse ha smesso.

Mario, avendo circa 40 anni, ha visto l’Italia declinare dalla fine degli anni 80 ad oggi, ed è arrabbiato, perché è tutta colpa dei politici, che hanno solo pensato a rubare alle sue spalle, e si sente assolutamente impotente e ha deciso che votare non ha più senso, nemmeno televotare per Sanremo, dato che alla fine in media è già rappresentato dagli altri.

Mario, da buon italiano medio, non paga le tasse, o meglio le paga, ma non tutte, cercando di bypassare il sistema, con l’aiuto dei consigli commercialista, paga solo il dovuto per non essere indagato dalla guardia di finanza, e dato che lo fanno tutti non avrebbe senso pagare per chi non paga.

Mario ha in media 1.34 figli, diciamo 1 (per evitare di immaginare scene macabre di 17 50esimi di italiano andare in giro), e questo figlio ha in media 23 anni ed è disoccupato, pur avendo conseguito una laurea triennale in Economia, dato che ormai tutti si laureano, sarebbe stato penalizzante non laurearsi. (Non trovo dati significativi per questo, ma ho bisogno di un figlio laureato per continuare, quindi da qui in poi non parliamo di media, ma di fantascienza)

Mario ha cercato di aiutare suo figlio, è sempre suo figlio, e in media lo continuerà a mantenere fino ai 30 anni. Suo figlio ha lavorato in qualche azienda che sfrutta i neo laureati, poi ha provato a creare il suo business, ma è stato divorato dalle tasse e già in fase di progettazione ha dovuto mentalmente dichiarare bancarotta. Lo stesso figlio, ha provato diversi concorsi pubblici, dato che lo fanno tutti le speranze sono scarse, ma tanto vale provare.

Mario ha cercato di trovare una raccomandazione per suo figlio, perché, dato che lo fanno tutti, suo figlio sarebbe penalizzato se non lo facesse. E ancora niente è successo. Mario è incastrato in una situazione di stallo, si sente intrappolato e si rifugia su internet e sui programmi TV.

(da qui in poi è super-fantascienza, worst-case-scenario)

Mario legge che un tempo tutto era migliore, non crede che durante il tempo del Fascismo si dormisse effettivamente con le porte aperte, anche se con tutta probabilità i treni arrivavano in orario, ma pensa che 30 anni fa, si viveva meglio. Tutti lavoravano, si stava bene e non si viveva nella paura e ne terrore come oggi.

Mario legge che è colpa dei profughi, che vengono in Italia perchè disperati, ma che essendo disperati, automaticamente diventano un pericolo, in fondo anche se arrivassero a delinquere al massimo li portano in carcere dove hanno vitto e alloggio.

Mario vede che nessuno fa niente per il problema migrazione in Europa, tutti si girano dall’altra parte, soprattutto i tedeschi, che vengono in Italia solo per le nostre spiagge, in media, con i loro calzini tedeschi nei loro sandali tedeschi.

Mario pensa che ci sia un’invasione, Mario non ha mai letto niente di Daniel Kahneman, che gli suggerisce di essere cieco alla sua cecità, Mario non pensa nemmeno per un secondo che le notizie in genere, riportano eccezioni, non regole e che, soprattutto quelle online, essendo un business con tanto di dipartimento di Marketing dietro, vendono di più quando più shockanti sono.

Non farà mai notizia “Mario di 40 anni ha il suo 17/50 di figlio a 32 anni”, perchè è una non notizia.

Mario legge dati parziali di sbarchi e di emigrazione, Mario ascolta teste di minchia populiste parlare di piani di sostituzione demografica. Mario sa chi voterà alle prossime elezioni, perchè si deve fermare l’invasione, perchè nessuno può dire a Mario che la sua pasta un giorno verrà rimpiazzata dal kebab, che la sua chiesa verrà sostituita da una moschea, perchè un tempo tutto era meraviglioso e oggi tutto fa schifo ed è colpa di tutti questi che se ne fregano e dei politici che rubano. E dato che tutti se ne fregano, Mario ha deciso anche lui di fregarsene e di pensare a se stesso, al bene della sua famiglia.

REPVBBLICA FONDATA SVL SOTTERFVGIVO

Mario, come me, come te (se sei italiano), ha un minuscolo, ma terribile difetto, vi do un indizio visivo:

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Scorciatoie, noi viviamo di scorciatoie, di ponti, di roba sottobanco, di occhiolini di intesa, di indici che puntano verso l’alto portati al naso e davanti alla bocca.

Ovviamente non siamo l’unica nazione o gli unici esseri umani che lo fanno, è nella nostra natura cercare di renderci la vita più facile, questo è alla base di ogni forma di progresso. Il problema di fondo non è la scorciatoia o la ricerca della scorciatoia per se, il problema di fondo è l’insofferenza e l’omertà con le quali tutti viviamo nei confronti della stessa scorciatoia. Invece di criticare, riportare o rimproverare chi prova a scorciare il percorso, tendiamo sempre, invece a farci gli affari nostri, perchè un giorno potremmo essere noi ad usare quella scorciatoia per il semplice motivo che condiziona la vita di Mario Rossi, la più geniale delle scuse “…tanto lo fanno tutti…”, qualora lui non lo facesse sarebbe penalizzato. Il non voler giudicare gli altri in quanto potresti essere giudicato a tua volta, il sapere di potersi giustificare con un “se arresti me devi arrestarci tutti” o il puntare le dita verso altri che hanno preso la scorciatoia e l’hanno passata liscia.

Tanto basta per rovinarci, il problema dell’Italia non sono i migranti, non è il rating, non è l’euro, non Renzi, non Grillo, non Salvini, non i politici, non la scuola, non l’istruzione e non i campi rom.

Il problema dell’Italia, il fatto per il quale siamo un popolo al baratro, senza lavoro e senza un futuro è uno solo, Mario Rossi.

Puntiamo tutti le dita verso questo fantomatico italiano medio, questa astrazione, questa entità mistica intangibile, è sempre colpa sua. Facendo così, da bravi italiani, stiamo puntando il dito verso chi l’ha passata liscia, Mario, dimenticandoci che non esiste, che tutti noi, nessuno escluso, per un sessantamilionesimo, abbiamo contribuito a creare questo mostro, che si nutre di sotterfugi e che si giustifica con il “mal comune mezzo gaudio”.

Ma noi ci abbiamo la pizza

Vivere all’estero è bello ma brutto. (Ho vissuto 2 anni e mezzo a Malta e 1 in Inghilterra ad oggi – Aprile 2017)

È bello perché: Puoi vivere senza sotterfugi, senza raccomandazioni, sperimentare la meritocrazia e vedere gli effetti su una nazione, quando la gente che ci vive agisce come collettività e paga le tasse.

È brutto perché: Ti manca la famiglia, ti manca il caffè al bar, qualcuno torna in italia perché non ci sono i bidet (fatti una doccia per dio), esistono gli Italiani che vivono all’estero.

L’italiano che vive all’estero, me compreso, vive in uno stato crisi interiore, altalenando tra un rifiuto mentale di contravvenire alle proprie tradizioni e un’accettazione profonda che in fondo in fondo, chi cazzo se ne fotte se uno mangia le Lasagne con il Cheddar.

L’italiano all’estero cerca il legame con la sua terra, con i suoi ricordi, con i suoi sapori e i suoi odori, ma non può farlo perché è all’estero.

I caffè faranno schifo, le lasagne saranno con il Cheddar, le arancine saranno con il riso scotto e la pasta andrà scelta tra farfalle, fusilli e penne.

Non si scappa.

Come piccolo premio di consolazione l’italiano avrà a disposizione: La possibilità di una carriera, la possibilità di una vita, il sentirsi parte di una comunità che lavora assieme per il bene comune e la terribile malinconia e delusione del rendersi conto che basterebbe davvero poco per applicare tutto questo nel proprio paese, basterebbe solo far cambiare idea a Mario Rossi, fargli capire che, se lui mangia 2 polli e io nessuno, in media ne abbiamo mangiato uno ciascuno ma io ho ancora fame. Ma sopratutto fargli tatuare nel cervello che “mal comune mezzo gaudio” è una stronzata.

Come si fa a far cambiare Mario?

In Inghilterra hanno leggi severissime, se sbagli paghi, caro. L’evasione fiscale è bassa e di conseguenza la pressione fiscale è più bassa in percentuale, certo il costo della vita è più alto, ma anche gli stipendi lo sono.

A Malta, noto paradiso fiscale dove, le betting company e altre società che vivono sulle debolezze della gente, mettono radici la pressione fiscale è bassissima, e anche se l’evasione è più elevata è più facile da controllare e perseguire in quanto si agisce pur sempre in uno spazio ristretto (isola), facile da controllare.

Quindi come si fa a far cambiare Mario? Si aumentano le pene? Si delocalizzano i controlli (divide et impera)?

Io personalmente sarei più predisposto per un meccanismo basato sui premi. Se sei un virtuoso, paghi meno tasse.

Ma in Italia non funzionerebbe, si troverebbe il modo per cavillare e per far ottenere, tramite ricorso al TAR del Lazio, un premio a tutti.

La soluzione è semplice e ci sono arrivato dopo un anno di rabbia e contrattazione e depressione.

Eutanasia

Dopo aver sperimentato l’accettazione, come quinta fase del lutto, la soluzione ti si presenta chiara, anzi cristallina.

Un giorno, mentre ero a Londra per il weekend, sono andato a vedere, come ho fatto le altre tre volte che ci sono stato la National Gallery a Trafalgar Square.

Mentre passeggiavo tra i dipinti mi sono accorto della presenza di tantissimi dipinti di pittori Italiani.

Una percentuale altissima, tanto che, secondo me, il pittore medio della National Gallery di Londra si chiama Mario Rossi.

Passeggiando per il centro invece ti accorgi che ogni 50 metri c’è un ristorante italiano, e lo stesso a Malta.

Ora non voglio sminuire e nemmeno fare un paragone tra i pittori, scultori, poeti e scienziati del rinascimento italiano, con i cuochi di Masterchef Italia. Solo che siamo un popolo che ha perso la cultura, e la creatività di cui potevamo vantarci e l’abbiamo barattata con il nazismo del cibo.

Aprite la pagina Tasty su Facebook e notate, ogni qual volta usurpano la pasta il 90% dei commenti sono italiani che perdono quei 15 minuti della loro vita per insultare in italiano qualcuno che dall’altra parte del mondo crea contenuti virali.

Guardate i video delle Iene che intervistano i familiari di mafiosi indagati in Sicilia che preferiscono negare l’evidenza e gridare al complotto piuttosto che affermare di essere nel torto.

Guardate il video delle Iene dove in Sicilia ci sono 60 custodi per 100 metri quadri di museo senza visitatori.

Guardate la questione di Uber, dove si ricorre a cavilli per arrestare il progresso.

L’indignazione verso Dijsselbloem per le sue dichiarazioni sul sud d’Europa (tra le altre cose vere, anche se interpretate male).

Ascoltate PIF urlare verso Crocetta in diretta streaming su Facebook, Crocetta che fa lo scarica barile e che non sa che ci sono fondi europei che non usiamo.

E in generale osservate la sezione commenti di una testata nazionale.

Converrete anche voi che è tutto finito.

L’Italia è una nave che affonda, un malato terminale, e purtroppo nessuno di noi se ne è accorto, o meglio chi se ne è accorto non ha fatto nulla.

Spesso mi sento come Schettino, ho abbandonato la nave e ho tutti i sintomi della Sindrome del Sopravvissuto, ma poi mi ricordo che io come individuo di questo pianeta ho diritto alla felicità e che per ottenerla ho a disposizione il mio cervello e quindi sono felice.

Voglio solo premere un cuscino sulla faccia di Mario Rossi e lasciarlo morire prima, per farlo smettere di soffrire, perché tanto non ci riprenderemo più.

cuscino

Ed è giusto che sia così, tutte le grandi civiltà (Egitto, Grecia… ) hanno un picco e un declino, il nostro è adesso ed è stato bello finché è durato, ormai non siamo più i Galileo e i Leonardo Da Vinci, o i Pirandello e gli Enrico Fermi. Ormai siamo quelli che aprono ristoranti, quelli che sanno come si fa la pasta e dove si può trovare un buon caffè.

Post mortem

Spero di sbagliarmi. Così che un giorno io possa tornare e vivere bene sentendomi a casa in un posto dove il mio caffè del bar sarà sempre buono.

[Cortometraggio] Lettera ad una ragazza non ancora con me

Di solito, quando qualcuno traspone qualcosa di scritto in formato cinematografico il risultato lascia a desiderare, e tutti giù a dire “il libro è meglio” oppure “hanno saltato il pezzo dove c’era Tom Bombadil”…

Ma io non avevo messo nessun Tom Bombadil nella lettera che ho scritto un anno e rotto fa, quindi il risultato è stato davvero pregevole, complimenti ai ragazzi, mi avete fatto emozionare.

Ecco a voi, come promesso, il corto basato sul racconto “Lettera ad una ragazza non ancora con me”

Enjoy

 

 

EDIT:

Inoltre se proprio non siete dei gnegnegne tutti gnegne, mettete un Mi Piace a questi ragazzi, ca su u meritanu SouthIsland

Cortometraggio ad una ragazza non ancora con me

Il quindici febbraio dell’anno scorso (2013), ero seduto nella mia stanzetta di Palermo e scribacchiavo su un pezzo di carta dei pensieri mielosi e smielati, roba che tipicamente non è da me.

Quei pensieri sconnessi cominciarono a prendere forma dopo averli riletti, e scrissi una specie di lettera alla mia prossima ragazza, che ancora dopo un anno e due mesi, non si è manifestata (n.d.r. sono single, per info contattatemi al 899 166.vikkio.88). La lettera era questa.

Dopo quasi un anno, un ragazzo conosciuto casualmente, altrettanto casualmente capita su questo blog e legge questo racconto. Questo lo ispira e decide di farci un cortometraggio, che in questo momento è in fase di sviluppo.

Ecco le foto del backstage:

BACKSTAGE

Quando finiranno le riprese e il montaggio lo pubblicherò, non sto nella pelle.
Essere d’ispirazione per qualcuno è davvero una sensazione meravigliosa.
E dopo due canzoni, scritte da mio fratello, fra poco ci sarà anche un corto tratto da una mia storia…
Che dire? Spettacolo!
Stay Tuned

Tutte le cose che odio

I bicchierini di carta con il caffè caldo

Le donne che guardano le scarpe delle altre donne

L’odore delle cipolle andate a male

Le persone che parlano solo di univerità

Quelli che infilano la USB nell’Ethernet e dicono che non funziona

Chi crede che ha sempre le cose migliori degli altri

Chi mentre si parla seriamente cambia argomento

Chi crede che solo la musica che ascolta lui è la migliore

Chi non parla agli sconosciuti

Chi accetta un caffè offerto ma il giorno dopo te ne porta uno per ricambiare anche se lo hai preso

Quelli che si danno spallate ridendo della gente che non si accorge di loro

Il suono dei carillon

Le coperte che non sono mai come le hai lasciate la sera

Il lato caldo del cuscino d’estate

Il lato freddo del cuscino d’inverno

Chi dice che ama l’odore dei libri nuovi anche se non ne ha mai letto uno

Chi dice che ha un amico che ha fatto la stessa cosa di cui stai parlando però l’ha fatta meglio

Gli integrali per parti che in realtà era meglio prendere l’altra funzione per derivarla

Le dimostrazioni matematiche imparate a memoria

Le donne che arricciano il naso dal disgusto

Gli autisti degli autobus di Palermo

La ragazza che lavora al bar sotto casa mia

Le persone che vogliono un pezzo di te

Le pareti non perfettamente lisce

I detersivi per piatti che screpolano le mani

Sudare dopo aver bevuto la birra

Vomitare dopo aver bevuto troppe birre

Chi parla di cose che non conosce

Chi parla solo di cose che conosce troppo

Chi parla delle stesse cose perchè sono le uniche che conosce

Chi pensa che tutti gli uomini siano uguali

Chi pensa che tutte le donne siano uguali

Chi pensa solo a divertirsi

Chi pensa solo a lavorare

Chi pensa che la religione sia tutto

Chi pensa che la religione sia un po’

Chi pensa che si può vivere senza credere in nulla

Chi butta via i pettini solo perchè hanno qualche dente in meno

Chi si presenta ai pub vestito da matrimonio ma ha 16 anni

Chi parla come un pensionato ma ha 16 anni

Chi pensa che farsi di cocaina sia figo

Chi pensa che senza una canna non ci si possa divertire ad un concerto

Chi pensa che ai falò ci si faccia solo le canne

Chi pensa ma non dice nulla

Chi dice ma non pensa nulla

Chi si mette mi piace da solo su Facebook

Chi sta sempre su Facebook

Chi nella vita reale, all’inizio delle frasi dice sempre “su facebook l’altro giorno…”

Chi pensa che un profilo su facebook sia lo specchio di una persona

Chi pensa che un mi piace su facebook incrementi l’autostima

Chi odia pattinare su ghiaccio

Chi odia guardare i fondali marini con la maschera e le pinne

Chi odia tuffarsi dalla barca

Chi odia tuffarsi nelle relazioni

Chi odia perchè in realtà ha paura delle cose nuove

Chi parla solo citando grandi poeti

Chi parla citando di nascosto grandi poeti

Chi si passa la lingua sui denti mentre gli parlo

Chi tocca la polvere che si è posata sui vecchi libri

Chi mi chiede come sto prima di domandarmi un favore

Chi mi chiede di fare una telefonata e mi legge gli sms

Chi non si fida di nessuno e finge di farlo

Chi pubblica sui socialnetwork le foto tutte uguali delle serate con gli amici

Chi pubblica le foto di quello che mangia

Chi pubblica le foto dei propri gatti

Chi per sentirsi una donna moderna pubblica le foto delle proprie tette

Chi pubblica le foto delle tette mascherando l’intento di farlo con didascalie fuorvianti

Chi non ama le donne

Chi non ama gli uomini

Chi non ama gli animali

Chi non ama il cinema

Chi non ama gli altri

Chi non ama

Chi mi chiede quando mi laureo

Chi mi chiede quando è stata l’ultima volta che ho fatto sesso

Chi mi chiede quando ho intenzione di dimagrire

Chi mi chiede cosa voglio fare stasera per rubarmi l’idea

Chi pensa di essere originale

Chi pensa che uno non è originale e gli dice, invece, che lo è

Chi pensa che uno non è originale e glielo dice perchè così è lui quello originale

Chi porta a spasso il cane per farsi abbordare

Chi cura l’abbigliamento ma non il linguaggio

Chi ci prova con tutte

Chi non ci prova con nessuno

Chi offre da bere per uscire la carta da 100

Chi non offre da bere anche se ha una carta da 100

Chi rifiuta quello che gli hai offerto da bere

Chi non vuole viaggiare

Chi ha paura dell’aereo

Chi soffre di agorafobia

Chi sminuisce le persone timide

Chi sminuisce i lavoratori

Chi dice di essere umile

Chi non è umile

Chi compra motori di grossa cilindrata pensando che attirano la figa

Chi compra auto di grossa cilindrata pensando che attirano la figa

Chi va a puttane con i suddetti veicoli perchè sono i soldi che attirano la figa

Chi fa l’occhiolino

Chi ci prova con mia cugina

Chi dice “che ci fai qui tutta sola?” ad una ragazza che sta parlando con me

Chi si ricorda del fatto che ho comprato un barattolo di “Aria di Napoli” per 2€, alle medie

Chi mi ricorda il periodo delle medie

Il bidello maniaco delle medie

Il preside miope delle medie

La professoressa che mi ha detto “fai schifo a scrivere” alle medie

Il figlio della professoressa che me lo ha detto

La figlia della professoressa che me lo ha detto

Il marito della professoressa che me lo ha detto

Chi crede nelle teorie del complotto

Chi non crede alle teorie del complotto

Chi crede a Beppe Grillo

Chi non crede a Beppe Grillo

Chi dice le parolacce perchè pensa di essere divertente

Chi non dice le parolacce perchè pensa che siano poco divertenti

Chi dice “cavolo” e non “cazzo”

Chi dice “accipicchia”

Chi dice “minchia” con l’accento del nord

Chi dice “minchia” con un accento che non sia siciliano

I palermitani

Palermo

Chi dice che Palermo è bella sono i Palermitani che non lo sono

Chi dice che le università migliori sono al nord

Chi dice che “vedremo” per dire “no”

Chi parla male dell’ex e poi ci ritorna assieme

Chi finge di essere ubriaco

Chi finge di essere triste

Chi finge di essere felice

Chi finge

Chi dice bugie per proteggerti

Chi dice bugie per proteggersi

Chi dice bugie

Chi dice che ti aspetterà per sempre

Chi si fa inculare dal primo che passa mentre tu pensi che lei ti aspetti

Chi dice sono tollerante

Chi fa vedere a tutti quanto è tollerante

Chi dice “sono colto”

Chi fa vedere a tutti quanto è colto

Chi dice “sono gay”

Chi fa vedere a tutti quanto è gay

Chi dice “sono trasgressivo”

Chi fa vedere a tutti quanto è trasgressivo

Chi dice che non è pettegolo

Chi fa vedere a tutti quanto è pettegolo

Chi dice “non me ne frega un cazzo”

Chi odia i bambini

Chi non vuole bambini

Chi usa le tette come parabordo della nave cargo del suo cervello scadente

Chi usa gli addominali scolpiti come muro per nascondere il cervello scadente

Chi dice “ma ti sei mangiato un libro di filosofia?”

Chi dice “ma perchè ti fai tutti questi problemi?”

Chi dice “le apparenze ingannanno”

Chi dice di essere una persona solare

Chi dice di odiare l’ipocrisia

Chi dice di essere una persona lunatica

Chi tratta le donne come se fossero una loro proprietà

Chi è geloso senza motivo

Chi fa le scenate

Chi dice “rimaniamo amici”

Chi dice “è meglio che rimaniamo solo amici”

Chi dice “ti vedo solo come un amico”

Chi dice “in realtà volevo il numero di telefono del tuo amico”

Chi dice “Disturbo?”

Chi ti fa lavorare e non ti paga

Chi non ti restituisce quello che gli hai prestato quando ti serve

Chi ti restituisce quello che gli hai prestato ma rotto

Chi ti chiede una sigaretta ma non ne ha mai quando non le hai tu

Chi urla ai comizi elettorali

Chi applaude ai comizi elettorali

Chi fa i comizi elettorali

Chi tiene il wifi chiuso agli amici

Chi chiama il wifi con nomi volgari

Chi lascia il wifi con nomi stock

Chi usa i moleskine

Chi mi domanda se ho dell’erba da vendere

Chi mi domanda se ho qualcosa da dichiarare

Chi mi domanda se faccio uso di stupefacenti

Chi mi domanda patente e libretto

Chi mi domanda di soffiare nell’etilometro

Chi entra senza bussare

Chi dice “ti amo” al primo appuntamento

Chi dice “ti amo” quando è troppo tardi

Chi dice “cambierò”

Chi dice “sono cambiata, te lo giuro”

Chi dice sei cambiato

Chi dice non ti riconosco

Chi dice “ci siamo già conosciuti?”

Chi mi chiama per nickname nella vita reale

Chi mi chiama per nome reale su internet

Chi mi chiama quando non ho voglia di parlare

Chi mi consiglia film stupidi

Chi mi parla di Franco&Ciccio al primo appuntamento

Chi mi chiama Ingegnere

Chi mi dice che sto sbagliando quando non sa cosa sto facendo

Chi sta sbagliando e mi dice che non so cosa sta facendo

Chi fa lunghe liste di cose che odia

Chi le pubblica su un blog

Odio tante cose, forse troppe, ma la cosa che davvero mi fa girare i coglioni a trottola è sentire la necessità profonda di condividere il mio odio e quella ancora più profonda di nascondere le cose che amo.

Odiare è semplice. Odiare ti fa sentire forte. Odiare ti permette di alzare un cancello elettrificato per lasciare i fastidi fuori. Lo stesso cancello che vieta l’ingresso alle cose che ami.

Oggi mi sono ripromesso di odiare di meno, o per lo meno di odiare un numero di cose pari al numero di cose che amo. Compensare è una delle cose più difficili ma allo stesso tempo soddisfacenti che possano esistere. In compenso posso dire di amare il fatto che odio delle cose, perchè significa che ho provato pur sempre qualcosa, anche solo odio, e questo non è per niente odioso. Amo avere spirito critico e, anche se questo può risultare fastidioso a volte, significa che non mi accontento di come sono le cose e vorrei riuscire in qualche modo a migliorarle. Anche se spesso non trovo il coraggio o la forza per farlo.