Salviettine imbevute

“Proprio questa mi mancava” voleva urlare mentre si ficcava a forza le cuffiette nelle orecchie.

La musica partì e chiuse gli occhi, immaginando di essere altrove.

Immaginò di poter essere dovunque, ma non lì, in fila per salire a bordo dell’ennesivo volo lowcost che mi avrebbe riportato a casa dopo una settimana di vacanza.

Il posto più noioso del mondo, la fila che si fa durante l’imbarco, dopo il gate. Una specie di purgatorio dove la gente sbuffa almeno tre volte più della media.

Non che abbiano mai fatto studi o raccolto dati su quanto sbuffi la gente in media. O magari lo avevano fatto qualche studio, ma adesso aveva gli occhi chiusi e il cellulare era scivolato di nuovo nella tasca destra dei jeans. Non avrebbe avuto tempo/voglia di prenderlo di nuovo, sbloccarlo e cercare se mai qualche università a caso del Massachusetts, avesse fatto una ricerca su quanto la gente sbuffa, indi per cui, decise che fosse empiricamente riscontrabile, che nella fila che la gente fa, dal gate al proprio posto assegnato a cazzo su un aereo, in media, si sbuffasse più del solito.

“Belle seghe mentali” pensò, poco prima di ricordarsi il perchè aveva deciso di abbassare il sipario uditivo sul mondo esterno.

Era là, di fronte a lui nella fila, con il proprio insignificante ragazzo.

Una ragazza sui 25-30 anni. Bionda. Magra. Alta. Era a piedi scalzi, pianta del piede nero come la pece. Gambe dritte e graziose. Seno piccolo. Faccia di chi nasconde bene la propria insicurezza esplodendo di stravaganza. Indossava un vestitino verde muffa, corto, uno di quelli che le ragazze indossano quando sono in vacanza al mare. Aveva a tracolla una borse giallo senape  stracolma di libri, carta, spazzatura  trucchi, e chissà cos’altro.

Erano passati meno di 5 minuti da quando aveva preso posto nella fila, e la tizia non aveva fatto altro che blaterare. Parlava, in Inglese, con quel ragazzo insignificante con la quale era stata in vacanza, di quanto fosse poco costoso comprare il prosecco in Italia, di quanto la gente qui fosse troppo legata alle proprie radici religiose, di quanto essere troppo vicini alla famiglia condizioni l’individuo nella scelta del proprio percorso di vita, di quanto, però, era stato bello danzare sotto le stelle davanti ad un fuoco in spiaggia, di quanto le avesse fatto bene meditare tutta la notte con il rumore del Mediterraneo nelle orecchie.

Come detto prima, il tizio che adesso si violentava le orecchie con le cuffiette, aveva già dato per scontato che la fila per l’imbarco di un aereo è il posto dove si sbuffa di più al mondo.

L’essere in fila dietro questa millennial hippy poser esibizionista però, era un ulteriore incentivo utile alla produzione di  sbuffi da noia con contorno di occhiate al cielo, quelle occhiate che esprimono appunto, “Proprio questa mi mancava”.

Per fortuna, un volo low cost su un Boeing 747 800, pensò, mentre la musica gli permetteva di cancellare, ora del tutto il suono orribile di quella voce fastidiosa, ha 33 file da 6 posti ciascuna. Quindi 6 x 33 viene 198, però no, ne dobbiamo togliere 3, perchè la fila 1 ha solo 3 posti sulla sinistra, quelli che ti trovi subito alla destra quando entri e guardi la hostess sorridente, pensando “Come cazzo fai a tenere quel sorriso per così tanto tempo? Io mi ritirerei nel cesso ad urlare dopo 5 minuti”, quindi sono 198 – 3, ovvero 195.

Dando per scontato che il volo non è completamente prenotato, diciamo 190 posti, quindi, il tizio con la violenza nelle orecchie sotto forma di musica, aveva 1 possibilità su 188 di finire seduto nella stessa fila di questa tizia.

Non era un terno al lotto, ma di sicuro non poteva essere così sfigato.

Adesso il problema però, era diventato un altro, anche se era riuscito a sopprimere quella vocina supponente grazie all’ausilio delle suddette cuffie sputamusica violenta, i suoi occhi non potevano smettere di fissarle i piedi scalzi.

Perchè mai al mondo, porca troia, una persona vuole andare in aeroporto senza scarpe? Qual è il senso profondo di questa ribellione?

Era la dimostrazione artistica di una rinuncia ad una regola non scritta della società?

Era una rivolta estetica contro il luogo comune delle donne che indossano sempre le scarpe alla moda quando vanno in vacanza?

Non aveva alcuna importanza. I piedi erano graziosi. Sulle unghie, non regolari, era stato applicato uno smalto verde pisello alla meno peggio. Il problema principale sorgeva ogni qual volta la poser muoveva uno dei due piedi mostrando la pianta.

Nera come la pece, screpolata e sporca.

Come ci si può sentire in armonia con il mondo quando si hanno i piedi neri per la sporcizia?

Il tizio con le cuffie decise di costringersi a non guardare più, prima di doversi imporre una qualsiasi altra distrazione visiva, a parte quella uditiva.

Passarono 50 secoli e l’aereo atterrò, la gente scese, non sapendo cosa li aspettasse mentre baciavano la terra, pubblicavano una storia su Instagram, telefonavano per dire alla mamma di buttare la pasta o controllavano sul cellulare come si dicesse in Italiano “scusi non parlo Italiano” l’ultima volta, prima di affrontare il mondo fuori dall’altro purgatorio, quello dei controlli del passaporto e dell’estenuante attesa di vedersi recapitare la propria valigia dal nastro nero.

I piedi neri erano ancora lì però. E uno dei due era ora in bella vista, la gamba destra tirata un po’ indietro e il piede posizionato sulle punte delle dita, il tutto in una posizione che era quasi una posa di danza classica.

Gesticolava, e rideva. Il suo ragazzo insignificante rideva e le guardava i denti, lei parlava e spiava con la visione periferica la gente intorno, per assicurarsi che tutti la stessero ancora ascoltando. Sapendo già che l’ascoltatore più vicino, lo aveva perso per colpa delle cuffiette.

Passarono altri 50 secoli e la fila cominciò a muoversi, a partire dai quei 20 sfigati che avevano comprato il biglietto con imbarco prioritario, e dietro tutti gli altri che si sentivano furbi perchè tanto i posti sono assegnati comunque e non ha senso.

Salì dal portellone anteriore.

a

Era proprio vero, la fila 1 ha solo tre posti, alla destra quando entri, e te ne accorgi sempre proprio mentre la hostess ti sorride e tu le rispondi con un “buongiorno, 15A, finestrino! questa volta, sono stato fortunato. Eh eh”.

La tizia dai piedi di pece era davanti a lui, non aveva fatto la fila del portellone di dietro, questo dimezzava le possibilità. Adesso erano 1 su 64, che la tizia fosse finita seduta accanto a lui. Camminavano lungo il corridoio, passando accanto alla fila 2, 3… 5… la tizia non si apprestava a fermarsi.

Fila 10, 7 file mancanti alla metà dell’aereo, volendo essere buoni e cercando di dimenticare che la fila 13 non esiste perchè porta sfiga e nessuno la vuole. Adesso le possibilità erano 1 su ((7 * 6) – 2).

Come lo zecchino d’oro ci insegna in “44 gatti”, 6 x 7 = 42

Qui le possibilità erano 1 su 40, e scendevano di (6 – 2 = 4) 4 ogni fila…

Il destino e la sfiga avevano fatto un’alleanza quel giorno, e, ovviamente, la tizia dai piedi neri, era seduta nella fila 17, posto C, corridoio. Il suo insignificante ragazzo invece continuò per il corridoio e non lo vide mai più.

Al 17B, per fortuna c’era, come muro di cinta tra lui e l’hippy poser, una donna sui 40 anni. Capelli corti e sorridente. Sguardo da persona buona che lo capisci subito che forse potresti anche finire per scambiare due chiacchiere con lei nel volo.

“Forse il Karma esiste, forse non è tutto perduto.” Penso il tizio che si doveva sedere al 15A Finestrino.

“Sorry” disse lo stesso tizio, quello con il biglietto per il posto 15A Finestrino, rivolgendosi alla poser in 15C Corridoio e alla donna sulla quarantina con i capelli corti al 15B, puntando leggermente con il dito, appunto, verso il 15A finestrino.

La tizia al 15B si alzò con un sorriso. La poser invece, fece quello che doveva fare, quello che era giusto fare nel suo personaggio. Incrociò le gambe sulla sedia, alla Buddah, sorridendo. La 15B uscì, con il sorriso meno accentuato, che si era quasi spento, forse perchè disgustata anche lei, dalla pianta dei piedi ben in vista, e uscì sul corridoio.

Il tizio si sedette al 15A Finestrino, sorrise e disse “Grazie” alla 15B che tornava in fila per questa avventura di 3 ore. Sperando segretamente in cuor suo che fosse stata lei la prima a parlare.

Invece no.

Dopo circa 2-3 minuti di attesa, mentre la musica era di nuovo forte nelle orecchie di 15A, e mentre la gente continuava a salire sorridendo all’hostess che ancora non accennava a cambiare espressione, la hippy al 15C, cominciò con il primo degli sketch che aveva preparato, per infastidire chiunque si fosse seduto accanto a lei.

A parte il fatto che stava seduta ancora in posizione da Buddah, gambe incrociate sulla sedia e piedi sporchi quasi a toccare la povera donna al 15B, la stessa, cominciò ad ascoltare della musica.

Fin qui nulla di estremamente nocivo, se non fosse per il fatto che avesse cominciato anche a danzare, agitando le mani nel poco spazio che un posto su di un aereo ti riserva.

Agitava le braccia su e giù, con le mani strette e in due pugni, e cominciò ad oscillare le spalle, avanti ed indietro.

Poi smise per qualche secondo.

Si tocco la pianta di uno dei piedi lerci.

Prese la borsa da sotto il sedile e ne usci un bicchiere con dentro dei pezzettini di ananas.

Ne mise in bocca uno, prelevandolo con le stesse dita con le quali aveva toccato i piedi.

Riprese a danzare, fino a quando tutti quelli in fila avevano preso posto.

Cosa che venne annunciata dall’hostess, che andò direttamente dalla hippy al 15C e disse, in inglese, “Stiamo per decollare, deve togliere le cuffie perchè deve assistere alla dimostrazione di sicurezza”. Lei fece una smorfia. L’hostess sorrise e indicò la cintura, prima di tornare a zompettare su per il corridoio, ma fu fermata, era 15B.

“Pensa che mi posso spostare in quel posto al 14F? Mi piacerebbe stare al finestrino” le disse, quando forse voleva dire “Voglio un posto lontano da questa schifosa hippy poser presuntuosa e rincoglionita, mi aiuti!”

“Traditrice”, penso il tizio al 15A.

“Certo” rispose l’hostess “tutti i passeggeri si sono imbarcati, quindi quel posto è libero adesso”.

“Stronza traditrice, avremmo potuto avere discorsi profondi che di solito fai solo con gli estranei, quando vuoi vantarti della tua vita, ma lo fai con modestia, invece tu stai per perdere tutto questo per un misero viaggio nel posto finestrino… stronza ingrata… non mi avresti meritato. È stato bello finchè è durato. Grazie” penso in un microsecondo il tizio al 15A.

La donna al 15B sorrise, si alzò e, quasi, corse via a prendere quel bellissimo 14F.

Adesso veniva il bello.

Il sedile centrale della fila 15 lato sinistro era diventato terra di nessuno.

Era una terra vergine e rigogliosa, pronta a dare frutti e spazio vitale a chiunque avesse preso possesso.

Passarono un paio di secondi, e il tizio al 15A si accorse che forse era solo lui a pensare che quel posto fosse importante da occupare, dato che la hippy era adesso intenta ad osservare la hostess che sgattagliolava sorridente su e giù per il lunghissimo corridoio.

Non vi era stata nessuna occhiata fulminea tra i due, il tempo non si era fermato e le due inquadrature degli occhi non erano passate su nessuno schermo come se fosse stato un duello in un western.

Tanto meglio.

15A prese al volo il suo zainetto e la giacca e li adagiò con un sorriso sul posto 15B.

La hippy si accorse del gesto e decise di buttarci la sua borsa.

Sorrise.

La dimostrazione di sicurezza fu come le altre centinaia di dimostrazioni di sicurezza. Nessuno mai farà nulla di quello che le hostess dimostrano e istruiscono a fare. Gli essere umani sono egoisti per natura, se l’aereo dovesse precipitare e ci fosse un solo posto per salvarsi, la gente si scannerebbe prima di morire nella collisione. Ed è giusto che sia così. Istinto di conservazione. Paura della morte. Voglia di continuare a vivere.

L’aereo decollò e la hippy prese a ballare di nuovo.

Adesso aveva più spazio per le braccia e, dopo il decollo, era tornata nella posizione Buddah.

Il tizio al 15A decise di ascoltare un podcast e di dimenticare il resto, alla fine erano solo 3 ore di viaggio.

Non sarebbe stato possibile.

Primi 20 minuti di volo:

minuto 5: 15C ordina una bottiglietta di vino frizzante. alle 10 di mattina. 10 euro. La beve. Apre il tavolino del 15B e posa la bottiglia vuota, con il bicchiere sporco là.

minuto 15: 15C ordina una seconda bottiglietta di vino frizzante. Altri 10 euro. Altra bottiglietta sul tavolino del 15B.

minuto 20: 15C ordina una terza bottiglietta di vino frizzante. Totale 30 euro. Questa non la beve, forse è per dopo.

Successivi 30 minuti di volo:

Minuto 25: 15C ha smesso di ballare. Ha tolto le cuffie e ha cominciato a meditare.

Minuto 35: 15C ha smesso di meditare, e ha deciso di guardare una puntata di un talent show sul cellulare. Pratica olistica anche quella.

Minuto 45: 15C va in bagno. Forse il vino frizzante, o del prosecco preso prima all’aeroporto?

Minuto 50: 15C torna. Si siede. Incrocia le gambe sulla sedia. Rutta. Si tocca in mezzo alle gambe con due dita (indice e medio), le dita della stessa mano dei piedi e dei cubetti di ananas. Osserva le dita, le giunge assieme e le tocca con il pollice, quasi a vedere la consistenza di qualcosa. Poi le avvicina al naso. Sniffa. Torna al suo reality show.

Erano passate quasi un ora e mezza di volo adesso, la tizia aprì e bevve la terza bottiglia, mangiò il resto dei cubetti di ananas e aggiunse tutta la spazzatura generata sul tavolino del 15B.

Prese pure ad estrarre dei pezzi di carta dalla borsa, scontrini, biglietti da visita, biglietti del treno, prenotazioni di airB&B, prese a stracciare tutto e ad impilarlo in maniera casuale sul tavolino del 15B.

Se ci fosse stata una guerra per decidere chi doveva governare sul 15B, il tizio al 15A l-aveva persa, di brutto.

Il tizio al 15A ne aveva abbastanza di quello schifo. Si massaggiò le tempie tra le mani. Guardò fuori dal finestrino nel mare blu che si poteva vedere attraverso le nuvole e decise di scrivere qualche appunto sulla tizia che sedeva al posto 15C, magari ci avrebbe potuto scrivere una storia.

Sulla Francia.

Mancavano ormai meno di 40-50 minuti all’atterraggio. Il tizio al 15A aveva finito i podcast. La tizia al 15C era ancora con le gambe incrociate e i piedi neri.

Il tizio al 15A la voleva osservare più da vicino, per capire meglio il personaggio e scrivere qualcosa di più su di lei, una volta atterrato e tornato a casa.

Era triste forse, era per quello che faceva tutto questo, per quel motivo aveva bisogno di intrappolare la tristezza dentro la stravaganza.

La domanda che gli frullava in testa adesso era un altra però.

“Perchè sono così arrabbiato con questa tizia?”

e anche

“Cosa ha fatto di male?”

Effettivamente era solo disordinata, caotica, presuntuosa, esibizionista, stravagante, eccentrica ma nessuno di questi è un crimine.

Lo stesso tizio al 15A pensava di poter apparire stravagante ed eccentrico verso gli altri, spesso.

Era mai stato la tizia del 15C di qualcun altro?

Forse si.

Forse aveva smesso di essere eccentrico, adesso aveva deciso di crescere, e andare in giro a piedi scalzi e meditare sul sedile di un volo low cost non era più per lui.

Forse era arrabbiato con se stesso, per aver smesso di essere una 15C, o forse era arrabbiato per il fatto che forse lo era stato anche lui un 15C.

“Ma cosa cazz…”

Mentre il tizio al 15A si era tuffato nelle profonde analisi mentali della sua psiche distorta, la tizia del 15C aveva deciso che era arrivato il momento di pulire via lo schifo dai propri piedi.

Prese delle salviettine imbevute dalla borsa disordinata.

Ne uso almeno 10 per piede, e questi diventarono ora puliti, graziosi e delicati.

Impilò le salviettine sporche sul tavolino del 15B, a completare un opera d’arte disgustosa.

L’hostess passò con il sacco della spazzatura, lei gettò tutto dentro.

Prese una seconda borsa da dentro la prima.

Si alzò.

Andò verso il bagno.

“Signori e signore stiamo quasi per atterrare vi prego di tornare ai vostri posti ed allacciare le cinture di sicurezza”

La tizia al 15C tornò al suo posto. Aveva cambiato vestito.

Aveva un abito nero lungo fino a sotto le ginocchia, un paio di scarpe da tennis, e aveva sciolto i capelli.

Prese una piccola trousse dalla borsa e cominciò a mettere del trucco.

L’aereo atterrò.

Il tizio al 15A era sconvolto di quanto la tizia fosse cambiata negli ultimi 20 minuti.

Scesero dall’aereo, lei riabbracciò il suo uomo insignificante.

Camminarono verso l’entrata, verso un altro purgatorio del controllo dei passaporti.

Mentre altra gente era pronta a salire su quell’aereo che sarebbe decollato di nuovo subito dopo, per tornare da dove era partito.

La fila dei passaporti cominciò si palesò dietro l’angolo.

La tizia del 15C, che ora non era più un’hippy fastidiosa, ma una donna, scomparve tra le centinaia di persone che sbuffavano aspettando che un tizio gli controllasse i documenti.

“Forse anche qui la gente sbuffa più della media” pensò il tizio che era seduto al 15A, che ora era tornato ad essere il tizio che si lamentava di tutto, il tizio che aveva scritto 30 righe di appunti su una ragazzina fastidiosa che nel giro di 20 minuti era diventata una donna, ed ora, era scomparsa tra la gente sbuffante, proprio come stava per fare lui.

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