Insonnia delle scelte

“Per fortuna era un sogno”

Mi urlai nella mente, mentre l’eco potente del rumone di vetri rotti mi riecheggiava in testa.

Era stata la mia sveglia? No

Era ancora buio.

Che ore erano? Erano le 4.

Davvero avevo sentito rumore di vetri rotti? Si. No. Si.

Mi dovevo alzare. Dovevo controllare.

vetri

Nella mia mente si delineo una tabella, come una classifica a punti. Punti percentuale.

  1. Era stato un sogno –  60%
  2. C’era un ladro in casa  – 20%
  3. Qualcuno ha tirato un mattone con una lettera attaccata alla finestra del soggiorno o della cucina – 10%
  4. Lavando i piatti ho messo male un bicchiere ed è scivolato sul pavimento 9%
  5. Il gatto è entrato dalla finestra e ha rovesciato un bicchiere 1%

I sensi mi si schiarirono quando venni accecato dalla luce dello schermo del cellulare. Le quattro e due.

La classifica mentale venne aggiornata come segue:

  1. Era stato un sogno –  40%
  2. C’era un ladro in casa  – 40%
  3. Qualcuno ha tirato un mattone con una lettera attaccata alla finestra del soggiorno o della cucina – 10%
  4. Lavando i piatti ho messo male un bicchiere ed è scivolato sul pavimento 6%
  5. Il gatto è entrato dalla finestra e ha rovesciato un bicchiere 5%

Il silenzio regnava sovrano. Sentivo il mio cuore battere e quasi i miei occhi strisciare dentro le orbite mentre schizzavano a destra e a sinistra, cercando di capire se ci fosse qualcosa di strano nella mia stanza da letto.

  1. C’era un ladro in casa  – 70%
  2. Era stato un sogno – 10%
  3. Qualcuno ha tirato un mattone con una lettera attaccata alla finestra del soggiorno o della cucina – 10%
  4. Lavando i piatti ho messo male un bicchiere ed è scivolato sul pavimento 9%
  5. Il gatto è entrato dalla finestra e ha rovesciato un bicchiere 1%

Il mio cuore comincio a battere più forte. I miei pensieri scomparvero inghiottiti dal desiderio di possere una mazza da baseball. Scattai in piedi.

Alle quattro e sei. Scattai in piedi nel cuore della notte. In piedi. Alle quattro. Quando dovrei scattarci alle sei e mezza per andare a lavoro non accade mai.

Andai alla finestra. La strada era silenziosa come i miei pensieri.

Poi ecco un rumore. Un passo? Qualcosa si muoveva al piano di sotto? Forse ero stato io stesso. Forse.

  1. C’era un ladro in casa  – 90%
  2. Era stato un sogno – 8%
  3. Qualcuno ha tirato un mattone con una lettera attaccata alla finestra del soggiorno o della cucina – 1%
  4. Lavando i piatti ho messo male un bicchiere ed è scivolato sul pavimento 0.6%
  5. Il gatto è entrato dalla finestra e ha rovesciato un bicchiere 0.4%

Era il mio cuore. Era il rumore dei suoi passi. Forse era stato suo anche il rumore del vetro rotto.

Mi era capitato spesso in passato di essermi svegliato di soprassalto di notte.

Mi dissero che accadeva quando non ti prendi abbastanza tempo per te.

Il tuo cuore, il tuo cervello ti svegliano urlando. Ti dicono di fare qualcosa che ti piace. Anche se tu vorresti solo sprofondare nei sogni dove è già tutto come deve essere. Dove tutto è sempre come vuoi. Tutto come desideri.

  1. C’era un ladro in casa  – 80%
  2. Era stato un sogno – 10%
  3. Qualcuno ha tirato un mattone con una lettera attaccata alla finestra del soggiorno o della cucina – 5%
  4. Lavando i piatti ho messo male un bicchiere ed è scivolato sul pavimento 4%
  5. Il gatto è entrato dalla finestra e ha rovesciato un bicchiere 1%

Appunto, se quel rumore fosse stato un sogno allora era come dire che desideravo essere derubato? Non aveva senso. Desideravo un vetro rotto? Non aveva alcun senso.

  1. C’era un ladro in casa  – 90%
  2. Qualcuno ha tirato un mattone con una lettera attaccata alla finestra del soggiorno o della cucina – 5%
  3. Lavando i piatti ho messo male un bicchiere ed è scivolato sul pavimento 4%
  4. Il gatto è entrato dalla finestra e ha rovesciato un bicchiere 1%
  5. Era stato un sogno – 0%

Aprì la porta della stanza da letto. Il silenzio inghiottì i miei pensieri. I miei desideri. La desolazione mi colpì forte.

Mi venne voglia di sedermi ad una scrivania e leggere tutti i libri che ho messo nella lista “Libri da leggere”.

Mi venne voglia di aprire il portatile e prenotare una serie di voli per posti dove non ero mai stato.

Se qualcuno davvero avesse fatto irruzione a casa mia, se qualcuno mi avesse ucciso quella sera stessa, in preda alla paura di essere scoperto con le mani nella marmellata, almeno la gente avrebbe potuto dire “Era uno che si godeva la vita”.

Perchè si dice mani nella marmellata? Sono gli orsi che mettono le mani nella marmellata?

No. Quello è il miele.

Ma si dice sul serio mani nella marmellata poi? Io non credo di averlo mai pensato o detto prima di allora.

  1. C’era un ladro in casa  – 99%
  2. Qualcuno ha tirato un mattone con una lettera attaccata alla finestra del soggiorno o della cucina – 0.9%
  3. Lavando i piatti ho messo male un bicchiere ed è scivolato sul pavimento 0.06%
  4. Il gatto è entrato dalla finestra e ha rovesciato un bicchiere 0.04%

Il mio cellulare era nella mia mano destra. Lo impugnavo come un coltello. Un coltellaccio largo, non affilato e scomodo da maneggiare.

Faceva le quattro e nove. Anzi no. E dieci.

Se ci fosse stato un ladro non avrebbe aspettato tanto.

Certe volte mi lascio sopraffare dalla paranoia.

Non possiamo controllare gli eventi. Possiamo provare a predirli e a modificarne il corso con apposite reazioni.

Maneggiare un telefono come un coltello non era una di queste.

Mi lasciai andare sul letto.

Pensai che non sarei riuscito più ad addormentarmi. Di solito quando mi sveglio non ci riesco più. Chiusi gli occhi.

La sveglia suonò. Due ore e trentasei minuti dall’ultima volta che avevo guardato il mio cellulare.

Scesi in cucina. Un bicchiere era a terra in mille pezzi.

Gatto del cazzo. Lo sapevo.

Quello che non sapevo era altro.

Ad esempio non sapevo chi fosse il tizio seduto al tavolo della sala da pranzo.

Anzi lo sapevo chi fosse.

L’uomo mi dava le spalle.

Non era un ladro.

Era me. Ero io.

La notte prima.

Scesi e scrissi queste parole. Proprio quelle che stai leggendo.

Lo schermo del portatile era ancora acceso.

La notte insonne mi aveva stravolto. Guardai fuori dalla finestra.

Era ora di smettere di guardare me stesso di spalle fare quello che avrei voluto fare.

Era ora di smettere di sperare che un giorno avrei potuto vivere tutte le vite che voglio contemporaneamente.

Non tanto la paura di scegliere, mi teneva sveglio, quanto la paura di aver scelto male.

Non voglio trovarmi lasciato indietro da un me stesso alternativo che ha preso decisioni diverse, decisioni migliori.

Voglio poter sempre guardare avanti sapendo che, forse, un me alternativo è alle mie spalle. Un me alternativo che mi invidia per le scelte che ho fatto.

Per questo oggi ho scelto di non tornare a dormire. Per questo ho scelto di scendere nella sala da pranzo, nel cuore della notte e scrivere. Scrivere e cancellare quello che avevo scritto. Per tutto il resto della notte.

Aspettando che il me che ha scelto di rimanere a letto, il me che ha avuto paura di scendere per il rumore dei vetri rotti, arrivasse accompagnato dalla luce del mattino.

Trovandosi davanti me. E queste parole.

In modo tale che la prossima volta non ci sia alcun vetro fantasma rotto a notte fonda, che lo costringa ad alzarsi per fare quello che vuole in realtà.

Scrivere queste e tante altre parole, appunto.

 

 

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