Vento

Mentre un tiepido vento mi accarezza la faccia cerco di inquadrare un punto non nitido situato proprio lungo l’orizzonte. Vedo anche il mare e ne sento il profumo.

Respiro profondamente e mi concentro sui miei pensieri. Questi non mi tradiscono mai. Girano sempre le stesse cose nella mia mente, fin da quando riesco a ricordarmi. Certe volte se ne affiancano delle altre, ma la maggior parte dei pensieri è sempre la stessa. La colonna sonora è cambiata durante gli anni, la sostanza no.

Penso alla cosa che di più mi affascina fin da quando ero piccolo, la meccanica delle coincidenze, la scienza della probabilità che dovrebbe regolarla ti lascia con un grosso senso di insoddisfazione.

Spero troppo spesso che le cose non accadano per un motivo ben preciso, più spesso di quanto dovrei sperarci. Mi aggrappo ad una maschera di spensieratezza anche se nel profondo spero che qualcosa di scritto ci sia già, così da non dovermi preoccupare di prendere la giusta decisione.

Smetto di guardare l’orizzonte lontano e lo restringo alle mie immediate vicinanze. Ricordo di essere seduto in riva al mare, su di una panchina situata proprio accanto al rumore della risacca, su un lungomare che non mi appartiene ma che vorrei mi potesse entrare dentro fino a farmi sentire a casa.

Mi giro a destra e a sinistra, sento parlare, sento ridere, vedo qualcuno che corre, qualcuno che passeggia. Non so quante di queste persone si chiedono le mie stesse cose, mi sento spiazzato dalla possibilità di essere l’unico nel raggio di chilometri a domandarsi se tutto ha un senso.

Vorrei poter fermare queste due ragazze che vengono verso di me e chiedergli perché si trovano sulla stessa strada ce ho scelto io, chiedergli se pensano che tutto quello che abbiamo fatto fino ad ora ci ha portato qui per far in modo che il destino si compia. Ma loro passano avanti, continuano a parlare tra di loro e io rimango da solo con le mie domande.

Il vento ha preso a schiaffeggiarmi adesso, le calde carezze sono diventate pesanti e freddi schiaffi.

Mi domando se questo non sia un segno.

Sento un tizio francese parlare a telefono e venire verso di me. Con un sorriso, mentre non smette di parlare mi mima un accendino con le dita, gli restituisco il sorriso e gli presto l’accendino. Si accende una sigaretta, me lo ridà e sorrise a sua volta facendo un ok e accennando un “thank you” con il labiale, poi scompare, non lo vedrò mai più nella mia vita, eppure ci siamo incontrati.

Ho incontrato anche un gioielliere siciliano, un lavapiatti calabrese, un ingegnere romano, un soldato romeno, una maestra spagnola, un cameriere portoghese, un viaggiatore brasiliano, una casalinga peruviana e un maltese interista. Forse neanche loro rivedrò mai più. Non rivedrò la cameriera di Varese, la professoressa di inglese di Biella e nemmeno il barista di bari.

Questo pensiero mi intristisce profondamente. Una specie di angoscia da abbandono comincia a farsi strada nel mio cervello, la ascolto, la respiro e la faccio mia.

Poi capisco che non sono appartenuto a nessuno tra questi, nessuno si è chiesto cosa avessi fatto nella vita prima di arrivare al momento del nostro incontro e nessuno di loro si è sentito abbandonato quando l’ho salutato per l’ultima volta. L’angoscia se ne va e torna la risolutezza, ritornano potenti le nozioni di calcolo delle probabilità e rido, quasi di gusto.

Se durante la vita diventi quelli che conosci io sono e diventerò tantissime persone e questo mi piace, sono un po’ un gioielliere siciliano e sono anche un lavapiatti calabrese, sono un ingegnere romano e un soldato romeno, sono una maestra spagnola e un cameriere portoghese, sono un viaggiatore brasiliano e una casalinga peruviana e forse anche un maltese interista, forse solo un maltese, interista mai.

Forse, ogni giorno, anche tutti quelli che incontro io, provano lo stesso ma forse non se ne rendono conto. Lo capiscono solo parecchio tempo dopo, quando arriveranno a non preoccuparsi più del vento che li porta in giro, quando troveranno il posto e la situazione che li spinge a non domandarsi più se esiste un destino che li ha portati fino a lì. Quando arriveranno a capire che è solo questione di capire i segnali, solo questione di seguire il vento giusto e ora il vento mi accarezza di nuovo, come a dirmi che andrà tutto bene, ma io questo lo so già.

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2 pensieri su “Vento

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