Le ignobili domande del tizio sulla panchina

Seduto su di una fredda panchina di metallo, nel cortiletto dell’università, mi sono accorto che ho sempre saputo di avere un superpotere.

Credo di aver sempre pensato che so leggere la mente della gente che mi circonda. Per non farmi notare cerco di apparire distratto, ma con la coda dell’occhio, sfruttando la visione periferica stabilisco la posizione di tutte le persona che mi circondano e ne leggo la mente senza alcun problema.

univer

La tizia sulla panchina alla mia destra è tesa, ha un esame tra poco.  La sua mente le dice di tornarsene a casa, il suo corpo scalpita per questo conflitto interno. Ha appena preso un caffè e si mordicchia le labbra ancora impregnate di quella malefica bevanda.

La tizia seduta sulla panchina di fronte a me aspetta qualcuno, il suo ragazzo probabilmente, guarda a destra e a sinistra continuamente, riprende il cellulare e controlla l’orario. Saranno passati nemmeno dieci secondi e ripete gli stessi gesti. È divertente osservarla. La sua mente la sta punendo con un pieno di insulti per essere arrivata troppo presto.

Il tizio in piedi appoggiato alla colonna invece sta guardando la prima ragazza, quella tizia alla mia destra. Forse è un suo collega, però non guarda lei direttamente, le osserva i piedi con la bocca semiaperta e lo sguardo perso nel vuoto. Lui sta pensando sicuramente “è meglio che prima dell’esame prendo un altro caffè”.

D’un tratto, alle mie spalle sento una presenza, mi giro per sorprenderla, è un’altra sconosciuta, mi si siede accanto, tra tutte le panchine sceglie la mia.

Forse è ora di smetterla di giocare e provare a parlare con qualcuno prima di diventare pazzo, comincio a pensare ad una serie di argomenti che potrei adoperare, la maggior parte prevede l’università, scelgo di scartarli perché sarebbero banali.

“Meglio di no” dice lei ad un tratto.

Ho quasi un collasso, non avevo previsto che cominciasse a parlare lei. Rifletto un secondo  “Meglio di no”… ma cosa “meglio di no”? Una frase del genere può essere rivolta a me? Mi giro e sorride, però non mi guarda, guarda dritto di fronte a se.

Stavo pensando all’università come argomento e lei ha detto quella frase, forse anche lei sa leggere nel pensiero. Proviamo. Penso intensamente ad un caffè, questa mattina mi è passato troppe volte per la mente. Lei mi guarda, si toglie lo zaino e mi dice “Scusa potresti guardarlo un secondo? Torno subito” e si avvia dritta al bar dopo un mio cenno di assenso.  È fatta, legge nella mente, proprio come me.

Mentre cresce la mia voglia di cercare qualche indizio nello zaino per scoprire chi è e cosa fa, do un’altra occhiata intorno a me. La prima ragazza sta pomiciando, non aspettava un esame, aspettava qualcuno. Qualcuno di importante. La seconda ragazza invece se n’è andata. Forse non aspettava qualcuno ma era arrivata troppo tardi per qualcos’altro. Il ragazzo che spiava la prima ragazza invece ha appena salutato un collega e si stanno avviando non so dove, non c’è nulla in quella direzione.

Adesso ho paura, non ho alcun potere, non posso prevedere cosa faranno quelli che stanno intorno a me. Ci sono così tante possibilità, così tante configurazioni che solamente per immaginarmene buona parte perderei troppo tempo e la vita mi scapperebbe di mano. La ragazza che mi si era seduta accanto sta tornando dal bar, la mia paura aumenta, lei ha un potere che io non ho ma che ho sempre immaginato di possedere. Mi sorride e mi ringrazia, poi aggiunge “Hai guardato dentro lo zaino eh?”, ennesima prova che ho ragione.

“No, ma avevo quasi intenzione di farlo, è brutto fare una favore a qualcuno di cui non sai niente, potevo anche prendermi lo zaino e andarmene no?”

Sorride ancora e mi risponde “Beh per un secondo ho pensato fosse meglio non lasciartelo, però è pesante e non ho fatto 2 km per arrivare fino a qua con quel coso sulle spalle, poi ti ho guardato, non sembri un ladro, e io avevo proprio bisogno di un caffè…  ho un esame tra poco sai? Tu invece che ci fai qui? Esame?”

Rispondo “No, pensavo di leggere la mente invece ho scoperto che non lo so fare e nemmeno tu lo sai fare, vero?”

Mi risponde “No, però non ti sembra un clichè parlare di università con una ragazza universitaria nel cortile dell’università? C’erano altri miliardi di argomenti, ma troppo poco tempo per decidere e il tempo passa in fretta, guardati!”

Mi guardo, sono stato il tipo che era accanto alla colonna, sono stato seduto ad aspettare qualcuno che non si presentava,  e ad aspettarmi che, qualcuno che mi aspettava, mi avesse aspettato più di quanto avesse dovuto. Ho aspettato e riflettuto, in piedi e seduto, accanto ad una colonna e in piedi, su di una fredda panchina dove nessuna ragazza che si è seduta accanto a me mi ha lasciato lo zaino per andarsi a prendere il caffè. Ora passo il tempo ad immaginare cosa sarebbe potuto accadere e cosa avrebbe risposto chi c’era se gli avessi chiesto qualcosa.

Non c’è mai abbastanza tempo, mi alzo dalla panchina, saluto la ragazza seduta accanto a me con un cenno della testa, non avrebbe mai lasciato lo zaino ad uno sconosciuto e io ho altro da fare. Oggi sono il tipo che ha deciso di smettere di chiedersi chi sarebbe stato.

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2 pensieri su “Le ignobili domande del tizio sulla panchina

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