Logorrea volante subconsciente

 

“È affascinante osservare dal finestrino il mondo che corre veloce e sperare che sia lui che si muove al nostro posto, non trovi?” disse l’affascinante giovane uomo seduto accanto all’affascinante giovane donna su un volo di linea da una Partenza ad una Destinazione qualsiasi.

La giovane ragazza, che pensava tutto meno che al mondo in movimento, rispose con un sorriso. Un falsissimo sorriso. In realtà, Adele, il nome della giovane ed affascinante donna, pensava a quanto sarebbe stato doloroso schiantarsi di pancia sull’acqua saltando da quella altezza. Non che stesse pensando al suicidio, almeno non consciamente, però se lo stava chiedendo.

“Comunque piacere, io mi chiamo Walter” riprovò ad attaccare bottone il giovane ed affascinante uomo seduto accanto ad Adele, che a quanto pare si chiamava Walter.

“Piacere, Maria” mentì Adele, che odiava fare nuove conoscenze.

“È da quando l’aereo è decollato che guardi fuori dal finestrino, volevo ingannare il tempo facendo due chiacchiere, se non ti va fa nulla” la rimproverò gentilmente Walter.

“No, è che… insomma ho un po’ paura del volo, degli aerei e della roba che si stacca da terra per più di qualche secondo…”

“Quindi guardi fuori dal finestrino per controllare che non perdiamo quota?”

“Beh no, mi distraggo… sono solo un po’ nervosa, tutto qua!”

“Ok tranquilla, ti lascio in pace” rispose Walter, con tono gentile, e tornò ad aprire un libro che aveva posato nella borsa qualche minuto prima.

Era un libro da libreria dell’aeroporto. Uno di quei libri con la copertina verde vomito e le scritte dorate. Uno di quei libri di scrittori mai sentiti. Quei libri con un titolo stupido quanto l’accostamento dei colori in copertina.

Quando si dice di non giudicare un libro dalla copertina tendenzialmente si è in buona fede, in realtà però, statisticamente si sbaglia di grosso. Walter avrebbe potuto destinare quei 9.99€ in beneficenza, o offrire un caffè e un cornetto a Maria (Adele) una volta arrivati all’aeroporto di destinazione, tanto si sa che laggiù il costo di una colazione si aggira intorno a quel prezzo.

Invece, aveva acquistato un altro libro da infilare nello scaffale che aveva comprato, sulla mensola alta dove metteva gli altri libri, che erano risultati acquisti sbagliati.

Walter aveva una gran voglia di parlare. Faceva finta di leggere e continuava a fissare Maria(Adele) con la coda dell’occhio, aspettandosi una qualche reazione che volesse esprimere un invito ad una sana conversazione.

Mentre non sfogliava il libro ma lo fissava, pensava alle miriadi di punti di vista da poterle descrivere, agli interessi che avrebbero potuto avere in comune e ad una sessantina di aneddoti da poter agganciare qua e là nei discorsi intavolati. Ma quella ragazza continuava a rimanere con la faccia incollata al finestrino con il vetro doppio.

Chiuse il libro rumorosamente, lo posò di nuovo nella borsa. Prese a massaggiarsi le tempie chiudendo gli occhi. Qualche volta sperava che così facendo, nei pochi secondi in cui perdeva contatto visivo con la realtà, l’atmosfera attorno a lui sarebbe cambiata. Magari avrebbe ritrovato una Maria più disponibile alla conversazione o un libro più interessante nella borsa.

Purtroppo non fu così.

Era tutto immutato. Sbuffò. Decise di sonnecchiare. Chiuse gli occhi.

D’un tratto, sentì la mano di Maria stringerle la gamba vicino al ginocchio. Aprì gli occhi.

Maria aveva gli occhi lucidi.

“Che succede?” gli chiese lui.

“Posso continuare a stringerti la gamba? Ho troppa paura. È la prima ed ultima volta che volo da sola.”

“Certo che puoi, ma attenta a non stringere troppo, ho solo quella di gamba, non vorrei che mi stroncassi la carriera distruggendomi qualche legamento” replicò sorridendo.

“Sei un calciatore professionista?” chiese lei.

“No, dicevo così per scherzare”

“Oh, scusa se non rido, non ho un gran senso dell’umorismo, specialmente quando sono sotto pressione.”

“No tranquilla, io con una battuta così imbecille di sicuro non ti aiuto”

Maria sorrise. Walter pensò che l’autoironia funziona sempre.

“Allora so che non fai il calciatore professionista, cosa fai? Sei uno studente universitario?” cambiò discorso lei.

“No, ho cominciato a lavorare da poco per un’azienda, sono un neolaureato. Tu? Università?”

“No, ho smesso con l’università, sono una terrorista islamica! Allah u Akbar!” BOOOOOOOOOM!

L’aereo saltò in mille pezzi. Che come coriandoli infuocati caddero verso il mare, spargendosi qua e là.

 

Un campanello elettronico suonò nell’oscurità. La vista annebbiata di Walter cominciò a diventare più nitida.

“Signori e signore, è il comandante che vi parla, stiamo per cominciare la discesa verso la nostra Destinazione Qualsiasi, allacciate le cinture per favore”.

Walter si guardò intorno. A sinistra aveva un posto vuoto, a destra accanto al finestrino aveva quella ragazza. Ma non sapeva il suo nome in realtà, non glielo aveva chiesto. Nella borsa aveva quell’orribile libro che non aveva nemmeno aperto. Rise sbuffando dal naso. Amava tantissimo i suoi sogni. Allacciò la cintura e si massaggiò le tempie chiudendo gli occhi. L’ultima volta che li aveva riaperti, d’altronde, era sopravvissuto ad un disastro aereo, vicenda piena di luoghi comuni e con un pizzico di xenofobobia latente. Nessuno avrebbe potuto dirgli cosa avrebbe trovato adesso, riaprendoli.

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