Interruttore

Spesso, forse troppo spesso, mi ritrovo narcisisticamente davanti ad uno specchio.

Capita di giorno e capita di notte. Capita quando ho bisogno di ricordarmi quale corpo sto guidando in giro.

Mi osservo da lontano, con grande distacco, come se non fossi sul serio io. Come se fossi solo il cervello che sta guidando questo corpo, ed effettivamente è così, sotto un certo punto di vista.

Quando postpongo i pensieri filosofici sulla vera essenza di me stesso, comincio ad osservare in dettaglio cosa sono diventato. Osservo i miei occhi stanchi e la mia barba incolta, Le mie sopracciglia folte, i miei denti dritti macchiati da caffè e sigarette. Le mie occhiaie, i miei brufoli e il mio naso.

Mi accarezzo gli zigomi e passo il dito sotto il labbro inferiore, in un punto in cui la barba non cresce.

Toccare quel punto è come premere un pulsante di autodistruzione.

È l’interruttore di apertura delle chiuse della diga dei miei pensieri. Comincio subito a ricordarmi quanto ho amato tutte le rosse labbra che si sono posate su quel mio centimetro quadrato di faccia. Comincio a ricordare le dita fredde che mi rastrellavano la nuca, il profumo di shampoo che mi riempiva il naso, la pelle liscia e delicata di una guancia che mi cancellava le impronte digitali.

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Non vedo una faccia nei miei ricordi, ne vedo mille.

Vedo la prima ragazza a cui ho rubato un bacio. Vedo l’ultima che l’ha rubato a me.

Vedo la ragazza con cui parlavo ieri notte e mentre la osservavo ridere alle mie battute stupide mi esplodeva il cuore. Pensavo solo “ti prego non smettere mai di ridere e lasciami continuare a ciarlare, voglio sfiancarti di parole, voglio riempirti la testa con tutto quello che passa dentro la mia, voglio saturare ogni tuo dubbio e voglio che l’unica cosa che ti rimanga da fare sia baciare questo centimetro quadro di pelle sotto il mio labbro inferiore.”

Continuo ad osservarla nella mia testa, lei ride e non va via questa volta. Questa volta la trattengo. Nei miei pensieri posso governare liberamente sul mio destino. Stringo gli occhi e immagino di averle detto qualcosa. Vedo le sue labbra poggiarsi sull’interruttore. Poi accarezzarmi l’orecchio.

“Voglio riempirti di sorrisi fino a farti dimenticare che qualcosa nella tua vita potrebbe andare male” dice lei, purtroppo mi accorgo che questa frase è mia.

Apro gli occhi, siamo ancora io e il mio corpo.

Dovrei smettere tanto

Dovrei smettere di fumare

Dovrei smettere di divertirmi

Dovrei smettere di dire parolacce

Dovrei smettere di mangiare troppo

Dovrei smetterla di guidare senza cintura

Dovrei smetterla di non curare il mio abbigliamento

Dovrei smetterla di stare sveglio fino a notte fonda riempiendomi la testa di parole

Dovrei smetterla di frequentare posti e persone che non possono darmi nulla che non ho già

 

Dovrei fare tanto

Dovrei fare più sport

Dovrei impegnarmi di più

Dovrei studiare e lavorare di più

Dovrei parlare un linguaggio aulico e ricercato

Dovrei cominciare a mettere i piedi in testa alla gente debole

Dovrei avere uno stile invidiabile riempiendo l’armadio di roba completamente inutile

Dovrei cominciare ad odiare di più il mondo per non affezionarmi tanto a quello che faccio.

 

Mi ripeto sempre frasi del genere, però non li seguo mai i miei consigli.

Trovo terapeutico sputarli fuori. Come se fosse del veleno che mi ristagna nella testa.

Penso alle persone fuori da questa stanza. Loro vogliono che io sia così. Loro vogliono che io migliori e che io faccia qualcosa della mia vita.

Vogliono che viva ogni singolo momento chiedendo a me stesso di più. Vogliono che mi rifugi dalla paura di rimanere incastrato in un lavoro che non mi piace. Vogliono che il mio rifugio sia una grotta di falsa felicità scavata in un rapporto socialmente accettato.

Io cosa voglio?

Io non voglio niente, io voglio solo rimanere quello che sono, voglio sognare e voglio milioni di baci sul mio interruttore. Voglio scoprire il mondo osservandone tutti i dettagli. Voglio appuntare ogni dettaglio che ho osservato perché la mia memoria fa cilecca. Voglio barattare la voglia di essere chi gli altri pensano che io sia con la libertà di essere chi sono. Voglio innamorarmi delle donne sbagliate, delle donne deboli e delle donne con le palle. Voglio farci l’amore. Voglio guardarmi allo specchio sorridente mentre due labbra rosse si schiantano contro il mio interruttore e voglio che chiudendo gli occhi e riaprendoli non cambi nulla.

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