L’occasione fa l’uomo ragno

“Piacere Alice”

“Piacere Claudio”

La donna seduta davanti a lui sospirò e sorrise. Poi domandò

“Quali sono i tuoi hobby e cosa fai nella vita?”

Claudio distolse lo sguardo, voleva risponderle “Nella vita cerco di inventare un modo per essere pagato per quello che amo fare, tra i miei hobby possiamo trovare: osservare le ragazze che corrono quando sono in ritardo, fare facce buffe davanti agli specchi e grattare il dorso della mano destra con la sinistra prima di cominciare a parlare”, ma non lo fece. Si grattò il dorso della mano destra con la sinistra e disse

“Sono uno studente, sto per laurearmi e amo leggere e scrivere. Guardo tanti film. Ascolto tanta musica e mi piace chiacchierare, tu?”

la ragazza sorrise di nuovo e rispose. Sapeva di avere una vita ricca di successi e di hobby socialmente accettati quindi era molto sicura di se. Claudio la osservava e pensava. Non la ascoltava minimamente e si rintanava nei suoi pensieri. Vedeva la sua bocca muoversi, la sua lingua schioccare come una frusta. Vedeva i suoi occhi schizzare a destra e a sinistra nell’intento di riflettere e poi fissarsi su di lui. Perchè in quel momento era lì? C’erano milioni di modi di scoprire nuove persone. Non è degradante cercare l’amore in uno speed dating? D’altronde in una manciata di minuti come si può davvero capire se si è attratti da una persona e se questa merita una chance, se questa merita un giro di prova nella propria vita.

Eppure è qualcosa che si fa viso a viso, in mezzo alla gente. Meglio di quegli schifosi siti di incontri e di quelle merdose chat squallide.

Anche se qualcuno di quegli squallidi siti, non era poi tutto da buttare. Qualche volta, solo per qualche secondo, aveva cominciato a sperare che forse la donna che aveva sempre sognato di avere a fianco fosse così tanto sulla sua stessa lunghezza d’onda da trovarsi in uno di questi squallidi posti virtuali.

Era successo qualche volta, almeno lo aveva sperato così tanto da convincersi fermamente che stava accadendo proprio a lui, proprio in quel momento. Che poi perchè mai aveva bisogno di una ragazza? Erano solo pulsioni sessuali? Era per uccidere l’angoscia di sentirsi soli al mondo?

Non conosceva la risposta, però continuava a frequentare quei posti, quando i suoi pressanti impegni sociali lo degnavano di una pausa.

Accadeva di notte. Nel buio della sua stanza. Una connessione rubata e via a spulciare tra i milioni di profili. Qualche volta riusciva a leggerne centinaia di fila. Rideva a crepapelle per la roba che qualcuno riesce ad inventarsi. È pur sempre divertente conoscere gente sul web no? Non è così squallido come una piccola parte di se gli urlava a gran voce ogni volta che premeva “login” sulla homepage del sito.

Era come setacciare un vecchio fiume pieno di alghe morte alla ricerca d’oro. Qualche volta aveva trovato pure delle pagliuzze, però qualcosa lo aveva bloccato sempre. Ed era un qualcosa che pressapoco si può riassumere in questi passaggi mentali:

“Questa tizia è interessante, dovrei provare a frequentarla. Ma se poi funziona? E se poi dura? Racconterò a tutti di averla conosciuta su internet? Non è così che deve andare! La donna della mia vita la devo conoscere in un bar o in un pub, o magari per la strada, o deve essere amica di amici. Deve passare del tempo, dobbiamo rincontrarci per caso una seconda volta. Devo chiederle d’uscire cercando di non essere troppo imbranato. Devo portarla fuori a cena. Devo portarla al cinema.

Non potrà mai funzionare con una che ho conosciuto nascondendomi dietro ad un monitor.”

E quindi spesso chiudeva la pagina, scappava virtualmente via e dimenticava il fattaccio in un battito di ciglia. Pronto a rituffarsi nel mondo vero alla ricerca di una situazione utile allo scopo.

“Ehi? Mi ascolti?” lo rimproverò la sorridente Alice che forse aveva smesso di parlare già da qualche secondo.

“Scusa Alice, è che credo di avere seri problemi nel rimanere concentrato. Ho un cervello bacato e non capisco per quale motivo sono qua, a dire il vero trovo questo genere di incontri, come gli incontri ottenuti grazie ad internet degradanti. Vorrei una storia nata da un disguido. Vorrei fare l’amore con la donna della mia vita senza nemmeno sapere il suo nome. Vorrei farmi risucchiare da un vortice di passione occasionale con la speranza recondita che diventi qualcosa di più che semplice passione. Voglio dividere gioia e dolore. Litigare. Prendere mazzate dolorose ed enormi soddisfazioni. Voglio scoprire cose nuove su di me mentre scopro cose nuove su di lei. Voglio qualcuno che mi spinga ad essere me stesso invece di cercare di farmi diventare quello che desidera avere accanto…”

Avrebbe voluto risponderle così. Ma si limitò a dire

“Si, scusa. Mi ero distratto un secondo guardandoti perchè mi ricordi qualcuno che ho già visto”

Alice aggrottò la fronte e inclinò la testa lentamente verso sinistra fissandolo negli occhi, mentre i capelli le si adagiavano sulla spalla facendo delle buffissime pieghe a boccoli, disse

“Sai che ho avuto anche io la stessa impressione quando ti sei seduto? Non ci siamo già visti da qualche parte?”

Claudio cominciò a riflettere cercando di scartare subito la prima opzione, ovvero “è una di quelle ragazze che ho conosciuto in rete”, ma con una rapida immersione mentale non arrivò a nessun’altra conclusione logica. Allora rispose

“Hai mai frequentato siti di incontri?”

Alice tornò dritta spalancando gli occhi, la buffissima piega a boccoli era sparita

“No, una volta avevo la tentazione, però li trovo squallidi, e ad essere sincera trovo squallido anche lo speed dating, non so nemmeno perchè sono qua. Io sto bene da sola, solo che ogni tanto non capisco se amo di più stare da sola o solo sentirmi dire che lo amo. Vorrei essere indipendente, però spesso arrivo a sentirmi sola. Vorrei solo qualcuno con cui condividere le mie emozioni… Esco da una storia un po’ travagliata… ma non voglio ammorbarti con le mie chiacchiere sul mio ex, d’altronde mi ero ripromessa di non farlo…”

Claudio sorrise e replicò

“Non mi chiamo Claudio, sono Daniele, e penso esattamente la stessa cosa.”

Era bellissimo, aveva trovato qualcuna con le sue stesse idee, e i suoi stessi desideri proprio al primo tavolo.

DING DING!

“Adesso cari partecipanti è ora di cambiare tavolo, che tutti gli uomini scivolino verso sinistra, le donne rimangano invece sedute!”

Annunciò la voce simpatica di uno speaker radiofonico fallito che quella sera stava provando a cavalcare l’onda composta da un ammasso informe di uomini soli e con tanta voglia di provare metodi alternativi per conoscere delle ragazze.

“Se la ragazza con cui avete parlato è interessata a voi avrà il vostro numero dalla direzione, forza! Su susususu!”

Claudio, che in realtà si chiamava Daniele, strinse la mano di Alice lanciandole un sorriso, che lei gli corrispose. “Allora spero di sentirti di nuovo, magari possiamo parlare ancora dell’odio verso questi mezzucci per conoscere gente che condividiamo?”

“Si, si certo! Ciao a dopo casomai” rispose Alice con un sorriso plastico.

Claudio, che in realtà si chiamava Daniele, passò il resto della serata a sperare che il tempo si accorciasse. Vi erano altri otto tavoli, quindi altre otto manciate di minuti prima di poter parlare di nuovo con Alice.

Conobbe Andrea, bassina con la passione per il cucito.

Conobbe Erica, occhialuta e germofobica.

Conobbe Marzia, alta e larga.

Conobbe Francesca, nervosa e che diventava rossa ad ogni occhiata.

Conobbe Lucia, che parlava di sesso apertamente come se non le facesse paura.

Conobbe Maria, che a dispetto del nome religioso era atea comunistoide convinta.

Conobbe Federica, leggiadra e con scarsa voglia di stare in mezzo alla gente.

Conobbe Giada, piccola e magra che solo ad immaginarla in un atto sessuale si sarebbe incriminato per violenza aggravata.

Aveva continuato a spiare Alice durante tutti gli scambi di tavolo. Qualche volta l’aveva anche piacevolmente sentita ridacchiare rumorosamente. E ogni tanto lei gli aveva contraccambiato lo sguardo.

“Gli uomini tutti di qua! Adesso le donne possono andare verso la regia e chiedere il numero di telefono dell’uomo che hanno scelto, se ne hanno trovato uno. Un applausooooo!”

Tra gli scroscianti applausi le donne sparirono dietro ad un siparietto di un colore orrendo e Claudio, che in realtà si chiamava Daniele, pensò di uscire fuori ad aspettare la telefonata, magari fumando una sigaretta.

Erano in 4 fuori, 4 maschi provati da quella strana esperienza.

“Minchia stasera se tutto va bene si tromba!” disse poco elegantemente un tipo con una sciarpetta troppo gay al collo, ridacchiando.

“Speriamo, comunque una sfiga…Erano troppo cesse!” rispose poco elegantemente un suo amico con un maglione troppo gay, ridacchiando.

“A me un paio sono sembrate interessanti” aggiunse un tipo in blue jeans, molto elegantemente.

“Devi immaginare che se una ragazza viene in un posto così allora è sicuro che te la da, è come se fosse all’ultima spiaggia! L’ha fatta annusare così tante volte e poi si è ritirata che nessuno ora le va più dietro, così cerca l’alibi per farsi una scopata con un perfetto sconosciuto!” rielaborò il tizio con la sciarpetta gay.

“Speriamo bene allora” disse Claudio, che in realtà si chiamava Daniele, ridacchiando per finta.

All’improvviso il telefono del tizio in sciarpetta gay squillò.

“Pronto?…Oh si!… Si… Mi fa piacere!…Andiamo a prendere qualcosa da bere, tutto quel parlare mi ha fatto seccare le tonsille! Ok ti aspetto qua, proprio all’uscita del salone principale. Ok a fra poco.” terminò la chiamata e poi esplose in un

“Cazzo si!”

“Chi era?” domandò il tizio con il maglione gay, orgoglioso di potersi vantare dell’abilità seduttiva dell’amico.

“La prima, Alice…peccato, volevo vedere se quella Lucia diceva la verità, ma mi accontenterò! Ciao ragazzi, in bocca al lupo!” e scappò lanciando la sigaretta prima di saltellare alzando le mano al cielo come se avesse segnato un goal nei quarti di finale di Champions League, un goal vincente, a giudicare dall’entusiasmo.

Clau..Daniele era rimasto quasi deluso, il pensiero che Alice fosse cascata nella trappola di uno dei soliti sciupafemmine senza vergogna con la sciarpetta da gay, quel pensiero era così fastidioso che nemmeno aveva immaginato di poterlo affrontare. Era una troia. Lo aveva illuso.

Spense la sigaretta sotto il piede e decise di avviarsi verso casa.

Salutò gli altri ragazzi rimasti fuori con un cenno della mano, affondò le sue mani nelle tasche della felpa profumata, e cominciò a camminare verso il parcheggio.

Con enorme sorpresa, mentre la strada si faceva via via più familiare, sintomo della vicinanza di casa, cominciò ad accorgersi che non provava né rabbia né vergogna. Né delusione né rammarico.

Sentiva un vecchio bisogno rinascere potente in lui. Dimenticò il fattaccio in un battito di ciglia e riemerse quel dannato bisogno rituffarsi nel mondo vero alla ricerca di una situazione utile, ma questa volta ricordò una bella frase “le cose non accadono mai se le cerchi”. Dedusse logicamente che quindi doveva smetterla di cercare e se ne convinse profondamente.

Uno squillo del telefono, con un numero sconosciuto impresso lo convinse che aveva fatto una scelta giusta. Si era appena presentata un’occasione, e aveva appena deciso di smetterla di cercarla. Tre squilli. Poteva essere chiunque, anche Alice dopotutto. Quattro squilli. Cinque squilli. Rispose.

 

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