Appalla

Grondante sudore imboccò scarpinando con gli occhi semichiusi la traversa sulla destra, scese dal marciapiede. Attraversò la strada e scansò di poco una ragazza strana con un motorino secco e alto. Questa guardava solo avanti, non si accorse dell’omicidio che stava commettendo alle nove di mattina. Continuò a camminare ridendo, un muratore urlò qualcosa e scaricò un secchio pieno di detriti dal secondo piano dentro un carrellino già stracolmo di altri pezzi di intonaco vari. Qualche scheggia bianca lo colpì sulle spalle, non era proprio giornata di uscire, pensò, due attentati in 100 metri, porco giuda! Continuò a scendere per la strada ormai in vista del posto dove era diretto, il sudore era a cascata, srotolò l’elastico con cui aveva legato i capelli, li soffocò in una coda strettissima, li riallacciò per l’ultima volta con l’elastico nero che ormai era diventato 6 volte la lunghezza originaria. Prese un lungo respiro e suonò il campanello per favore, il cartello diceva “Suonare per favore”. La porta si spalancò e ancora prima di entrare nella stanza d’attesa si scostò per fare passare una signora, una strana signora. Aveva i capelli rotondi, gli formavano come un casco attorno alla faccia, un culone gigante di chi ha smesso da anni di curarsi e l’illusione nel viso di essere bella con quei freschi capelli a casco, con sfumature strambe e pittoresche. Nemmeno lo guardò disse solo: -Arrivederci!- e continuò verso fuori.
-Ciao! Come stai bello?- disse l’uomo in nero al nuovo arrivato con i capelli lunghi e sudaticci. L’uomo in nero aveva delle mani candide e pulite infilate in una melma color cacca, che spalmava con sensuale energia addosso ad una signora esattamente uguale a quella uscita appena dal negozio.
-Sto bene grazie, mi sono deciso ad accorciarmi i capelli stamattina!-
L’uomo in nero che intanto si era rigettato a capofitto a spalmare cacca sulla testa della signora, si alzò, e scostò col palmo della mano le tenere e curate ciocche ricce che gli cadevano sugli occhi ed esclamò:
– Che bello!!! Ci voleva una spuntatina!! Un attimino e sono da te!…-
poi si voltò verso la giovane che scopava i miliardi di pelucchi che erano raggomitolati sul pavimento e gli urlò:
– Oh! Fai uno shampoo a questo bel ragazzone, che a lui ci penso io ora!-
il bel ragazzone sussultò, non aveva mai avuto esperienze omosessuali e un parrucchiere alle 9 e cinque del mattino non era per nulla paragonabile al suo desiderio sessuale ricorrente: una moraccia di due metri con sei chili di tette era molto meglio di un vecchio, finto giovane vestito di nero, professionista della cacca spalmata per il cuoio capelluto. Ma sapeva benissimo che il “mi occupo di te” si riferiva alla prestazione professionale forbicistica e non alla prestazione sessuale sopracitata.
La maliziosità lo attanagliava da sempre e l’ilarità che si autosuscitava con questi pensieri strambi era impagabile.
Si sedette in quella poltrona col rubinetto incorporato e la bionda che scopava pelucchi cominciò a massaggiargli la testa…Dio che goduria acqua tiepida e due mani che ti massaggiano le tempie, quasi più rilassante di fumarsi una sigaretta dopo un caffè in un bar affollato di una città affollata.
Appena l’ultimo risciacquo fu completato la ragazza gli spalmò addosso un asciugamano. La signora seduta con la cacca spalmata correttamente addosso si alzò e cominciò a blaterare in una lingua incomprensibile, storie strane di un suo figlio che faceva qualcosa, che a quanto pare faceva anche bene. Il parrucchiere in nero era felice per lei, e lei era felice per lui, la bionda era felice per il parrucchiere e tutti erano felici per il ragazzone con l’asciugamano pressata sulla capoccia bagnata. Si alzò come gli fu indicato e si sedette nella poltrona occupata dalla signora che ora blaterava e girava in piedi per la stanzina, forse aspettava che la cacca le si asciugasse in testa.
Il parrucchiere acchiappò il testone tra le mani e in un nanosecondo il ragazzone aveva mantellina e capelli al vento.
-Come li tagliamo?-
Lo attanagliò la voglia di dirgli: – Fai tu!-, ma sapeva che sarebbe stato un errore, grave quanto ordinare una pizza a fantasia del pizzaiolo. C’erano miriadi di modi intelligenti per rispondere, lui si limitò ad alzare le spalle e ad emettere un suono che sembrava un: – Nah!-
E il parrucchiere disse: – Ci penso io!!! Lascia fare-
Cominciò ad uccidere capelli. Gli mozzava la testa con un rasoio di quelli arcaici per la barba e li lasciava in agonia sul pavimento, un parrucchiere senza forbici. Sfoltiva la chioma da dietro e proprio mentre il collo si sentiva un po’ più libero, qualcunò suonò al campanello.
Il parrucchiere scostò i ricci dalla faccia e schiacciò un pulsante poco distante, la porta si spalancò ed entrarono due ragazze sorridenti:
-Buongiornooooooooo!-
Mai sentito un tale spreco di “o”.
-Saaaaalve! Bentornate!-
disse il parrucchiere riccio sprecando delle “a”.
– A-o!-
disse la bionda.
La vecchia con la testa caccolosa smise di parlare di suo figlio e guardò quasi disgustata le due giovani con 78 denti l’una che erano appena entrate, forse anche il ragazzone era stato vittima di quello sguardo di odio e disgusto. Il parrucchiere cominciò ad accoglierle con le solite domande: Facciamo un caffè? Accomodatevi? fatto buon viaggio? Se l’arcivescovo di Costantinopoli si disarcivescostantinopolizzasse vi disarcivescostantinopolizzereste voi? ecc.
Loro annuivano e sorridevano anche alle domande dove non si doveva annuire. Come si fa ad annuire alla domanda: Qual’è la capitale dell’arabia saudita? (per la cronaca è Ryhad, anche se non so se realmente si scrive così, ma forse si)
Loro avrebbero annuito ugualmente.
– Vi siete trovate bene da me se state tornando…eh?-
disse il parrucchiereNero. Le novelline annuirono con la faccia stupida e sorridente, potevano avere 50 anni tutte e due messe assieme, una grassa che si sentiva magra, e l’altra magra che si sentiva grassa. Si accomodarono e cominciarono a parlare con il parrucchiereneromascherato mentre questo aveva ripreso ad uccidere i bei capelli lunghi del ragazzone.
-D’altronde io non sono un semplice parrucchiere, io sono un consulente di immagine!-
loro annuirono
-Io mi occupo anche di moda, oltre che di capelli! Ho studiato io!-
loro annuirono, quella grassa ruttò un elogio che il ragazzone non riuscì a decifrare.
-Molti mie clienti ritornano perchè gli altri parrucchieri fanno un taglio unico e standard. Se gli riesce bene lo fanno a tutte!Io invece faccio ad ognuna il taglio che si merita…mmm…cioè il taglio che si adatta meglio al suo viso!-
la magra delle due singhiozzò qualcosa. Era sicuramente un surrogato di una profonda annuita con la testa.
-Blablabla!-
la grassa smise di sorridere e parlò di una sua esperienza nel campo dei parrucchieri con i tagli uguali per tutte. Per il parrucchieremascherato fu un colpo al cuore, era come se gli avessero ucciso la famiglia, quasi sembrò scoppiare di lacrime. Era contrito nel dolore mentre affettava i capelli del ragazzone. D’un tratto il campanello suonò di nuovo, e una con la testa a palla entrò nello stanzino profumoso di lacca e cacca per capelli. Ma non era quella che era uscita quando il ragazzone era entrato, era un’altra ancora, e anchessa aveva i capelli a palla, dietro di lei un’altra, capelli a palla pure lei. L’ultima arrivata parlò di un telefonino dimenticato sul divano, cosa che il parrucchiere sapeva bene, visto che il cellulare era stato messo da parte. Gli fu riconsegnato, poi il ragazzone notò che la bionda triste aveva i capelli a palla, e che i ricci del parrucchiereneromashceratozorro erano anche loro ricci a palla, la magra e la grassa erano a palla e che anche la madrecaccolosa in piedi sotto quello strato di colorantecacca avrebbe dovuto avere una forma simil-sferica. D’un tratta si svegliò e guardò lo specchio di fronte a lui, dopo aver ucciso i suoi folti capelli lunghi nello specchio appariva un ragazzone sulla ventina, con due occhiaie giganti e con dei folti, corti, capelli a palla.
Ormai gli elastici che aveva al polso non gli servivano più, li tolse dalla circolazione e li infilò in tasca.
Si alzò dalla poltroncina, un tappeto di capelli lo circondava. Pagò e si guardò allo specchio prima di salutare ed uscire.
Aveva i capelli a palla, ma un gigantesco sorriso sulla faccia, come quella che era uscita e come tutti quelli che entravano in quella strana bottega di stile.
Aprì la porta con un sorriso, salutò e quasi non notò che all’ingresso c’era una altro ragazzo pronto a tagliarsi i capelli a palla.

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