Il superpotere di Rebecca Tsunami

Uno scoglio a picco sul mare, una bottiglia di birra appena aperta, un tramonto e un pacchetto di sigarette.

Erano queste le uniche cose che Rebecca Tsunami vedeva intorno a se in quel preciso momento. Quelle e l’acqua che si illuminava di un considerevole numero di sfumature del colore oro. D’un tratto lo scoglio sul quale posava il suo fondoschiena da applausi prese a scivolare verso l’acqua con un rumore che sembrava strano, sembrava come il rumore di una spazzola di plastica che striscia su un pavimento di cotto.

SBAM!

Aprì gli occhi e di fronte a lei vi era una televisione accesa. Il rumore dello scoglio che scivolava era effettivamente quello della porta che si apriva e si chiudeva. Era tardi e un tizio con un livello di felicità pari a quello di ubriachezza aveva barcollato nell’oscurità ruttando un sorriso e qualche frase sconnessa.

Rebecca sorrise, e penso che gli voleva bene.

Parlarono per ore. E poco prima di andare a dormire Rebecca guardò il telefonino. Non vi era nessun segnale di vita, nessun messaggio, nessuna chiamata, niente.

Prese a riflettere come faceva di solito prima di dormire, anche se molti lo sconsigliano.

Penso’ che se avesse potuto scegliere qualcosa nella sua vita, avrebbe scelto di cambiare quell’orribile superpotere.

La vita andava a gonfie vele, certo, alti e bassi…chi non ne ha, ma quando si è circondati da persone che ti vogliono bene il resto non conta, o quantomeno conta poco.

Eppure quel superpotere lo avrebbe dato via volentieri, e non per forza avrebbe chiesto qualcosa in cambio…forse avrebbe pagato per passarlo a qualcun’altro.

-Qualcuno saprebbe cosa farsene!- disse ad alta voce ridendo nella sua stanzetta dove nessuno poteva sentirla.

Purtroppo non c’era mai stato verso di sfruttarlo, o quantomeno di controllarlo.

“Da grandi poteri derivano grandi responsabilità” diceva lo zio di un tizio sfigato che sparava roba sui palazzi e si vestiva con una tuta da gay.

-Dal mio potere derivano delusioni- disse Rebecca, e nessuno la ascoltò ancora una volta.

La serata appena trascorsa le aveva ricordato ancora una volta inequivocabilmente che il suo superpotere c’era, vivo più che mai.

-Certi vedono attraverso i muri, altri saltano altissimo o volano, alcuni sono semiDei, e anche fighi, io non solo ho la calamita per gli stronzi, come tutte le donne… ho il superpotere di attirare a me solo i ragazzi rincoglioniti e senza scopo nella vita!- continuò a voce alta…

Dei pugni ritmici al muro le fecero capire che qualcuno era sveglio, e che la voglia di dormire di quel qualcuno,superava di granlunga la voglia di ascoltare le seghementali ad alta voce di Rebecca Tsunami.

Nessuno è sbagliato, e nessuno deve cambiare per adattarsi agli altri. Stare con qualcuno che pensi di cambiare è sbagliato quasi qunto stare con qualcuno di cui non ti frega nulla. E Rebecca lo sapeva tutto questo. Quindi decise di non farci caso, e che dall’indomani magari avrebbe cambiato un po’ frequentazioni…erano forse quelle a rafforzare il suo superpotere? Che poi magari nemmeno ce l’aveva un superpotere.. VRAAAAAAAAAAAAAAZ!

Che rumore orrendo quello della vibrazione del cellulare nella notte quando arriva un sms…e la luce? Ne vogliamo parlare? è come subire una foto con flash da due centimetri mentre si è presi alla sprovvista.

“Ciao dolcissima, volevo sl agurarti bnnotte, é magari domani ci prentiamo un cafè a sieme? ;)”

Rebecca si esercitò nel lancio del cellulare in notturna, altro sport nel quale brillava da sempre. Poi decise di smetterla di farsi le seghe mentali, e provò a strangolarsi con i suoi innumerevoli ricci per aver dato quel numero di telefono ad un altro rincoglionito, ci provò solo per poco, e con scarso successo, perchè nel giro di qualche minuto era di nuovo sullo scoglio ma la birra era stata smezzata.

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