Gattopardi Economisti

Quando andavo alle scuole medie, non troppo tempo fa per fortuna, la mia professoressa di italiano, ci costringeva continuamente a leggere il romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa: "Il Gattopardo", l’ossuta professoressa agitava la sua folta chioma laccata recitando: "..Se vogliamo che tutto rimanga com’è dobbiamo lasciare che tutto cambi…" frase famosissima, per carità, l’ho sentita dire in vita mia, si e no un paio di volte (oltre alle centinaia della professoressa), lì per lì come ogni buon alunno, non capivo a cosa mi potesse servire quella frase, dal significato profondo anche mille kilometri se volete, però io avevo 13 anni e a quell’età la cosa che ti interessa di più, anche secondo Freud, è lo scoprire che provi piacere con i tuoi genitali, non vi scandalizzate fa parte della pubertà, ma non cambiamo argomento, torniamo alla frase. Bene, sto scrivendo oggi giorno 15/04/2008 in un blocconote del mio piccolo catorcio, sono le ore 1.37 a.m. quindi da poco è finito il secondo giono di elezioni. I risultati? Li sappiamo un pò tutti, Berlusconi stravince a destra e a manca, congratulazioni a lui e a controparte, premetto che per queste elezioni (le seconde a cui ho partecipato con la X sulla pallina più carina), non sono stato astenzionista, ma nemmeno piddiellaro, semplicemente perchè sono fin da bambino patito della libera informazione, e masticando abbastanza bene l’inglese, mi informo sul mio bel paese con giornali esteri, quali l’Economist (che certo non è il migliore amico di Berlusconi). Ora, leggere in inglese notizie soddisfacenti sul mio paese è davvero seccante, ma trovare una frase del gattopardo come quella sopracitata in un articolo dell’economist è davvero sbalorditivo, per lo più se la frase made in italy è stata importata proprio per parlare della ricandidatura del Cavaliere, vi incollo di seguito la frase completa:
"By clinging to the familiar, are the Italians paradoxically hoping for change? Theirs, after all, is a country in which “everything must change so that everything can stay the same,” according to Giuseppe di Lampedusa, author of “The Leopard”, the great Sicilian novel. Perhaps they believe that by bringing Mr Berlusconi back to power they can invert this maxim and keep everything the same in order to promote reform. If so, they are likely to be disappointed."
Bene, anche se voi non masticaste inglese come l’uomo barbuto del tg1, e avreste come minimo una mezza idea di come si fa una frase nella lingua anglosassone, potreste chiaramente leggere l’opinione di questo giornalista americano, che cita Tomasi di Lampedusa per far capire a tutti quanto siamo pazzi noi italiani a votare lo stesso vecchietto a rima alternata, legislatura si, legislatura no, legislatura si, legislatura no… inoltre ci fa notare che forse noi italiani crediamo che: "…Portando il cavaliere a potere di nuovo, tornerà tutto alla normalità e le riforme passeranno. Se loro credono che questo accada sul serio, ci rimarranno male…", tradotto così sembra il tema di un bambino della scuola primaria di primo grado primo ciclo, terzo OFA, quarto USD (nome semplificato riconducibile alla I elementare, definita così dopo la legge Moratti), però il senso è quello…gli americani ci danno dei creduloni! E noi lo siamo stati ancora una volta, Berlusconi è nato nel 1936, ha 72 anni, come può mio nonnino parlare di spazio ai giovani? Di riforme? Di alzare le pensioni (quando lui la dovrebbe prendere per legge da 8 anni circa, questa è brutta)?
Cercate una risposta? sul serio? Ve la do io, non può farlo, e noi italiani non possiamo cambiare perchè siamo in una fase di stallo, non per via dell’eredità del governo di sinistra che erdita da quello di destra che eredita dalla sinistra, ma perchè non siamo abbastanza informati sui metodi per cambiare. In Spagna hanno cambiato governo, i ministri hanno tutti al massimo 40 anni, la più giovane 31 (11 più di me e io sono un bamboccione, e lei ministro della ricerca), non sto dicendo che si cambia con i giovani, ma cercando risposte nei vegliardi si rimane sempre con questa sensazione di amaro in bocca, che io provo solo da due anni, ma chissà quanti di voi provate da decenni di tessere elettorali macchiate da timbri con date sempre più vicine tra loro. Apriamoci alla libera informazione, scopriamo cosa dice il mondo di noi, guardiamo le altre democrazie occidentali che ci sorpassano con il dito medio fuori dal finestrino, scopriamo cosa copiargli, sperimentiamo cosa inventare, ma informiamo sempre e comunque la gente su tutto, perchè l’ultima cosa di cui la gente ha bisogno è sentirsi lasciata sola dai propri rappresentanti, che al posto di pensare a loro, che lottano contro brutti ceffi nei vicoli per 10 euro (palermo), che comprano i crackers al posto del pane, che pagano la benzina con gli assegni scoperti, pensano a diffamare gli avversari e a rifarsi la faccia di plastica per vincere le elezioni prossime venture. Insomma l’Economist e un giornalista americano si è accorto di quanto siamo creduloni, e noi no? Ma gli americani non erano quelli grassi con gli hot dog che venivano a prendersi il sole nelle nostre spiagge? Hanno davvero un giornale che parla di noi? E perchè noi non lo sappiamo?Perchè noi non parliamo di noi? A questo non so rispondere, salvo nei miei preferiti la pagina web dell’articolo sull’economist, prima che qualche nuova legge, mi proibisca di trovare di nuovo qualche americano che legge il mio "Gattopardo".
Vincenzo Ciaccio

 
 

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3 pensieri su “Gattopardi Economisti

  1. Mi limito ad un "copy and paste" veloce dal mio PSM di oggi:   "Berlusconi Capitolo III. Noi italiani dobbiamo pestarla 3 volte per capire che è merda". Ne vedremo delle belle…

  2. XD sante noooo….parole giuste…nemmeno, constatazioni ovvie, che purtroppo non molti fanno…guarda il mio blog, ho tanti accessi e gli interventi più commentati sono quelli dei test idioti…

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