Diabete da rispetto

Lo scontrino tra il medio e l’indice cominciava quasi ad incollarsi alle dita.

CAFFE 0.80€

diceva lo scontrino, purtroppo il barista aveva da fare. Serviva un energumeno di 180 Kg, barbuto con la faccia simpatica. Quest’abnorme individuo stava facendo trottare avanti ed indietro il giovane barista per formare un vassoio da 700Kg di dolcini da incartare e portare via. Chissà chi doveva andare a trovare con tutti quei dolci.

Ad un tratto al tizio con lo scontrino vulcanizzato tra le dita balenò una delle sue solite stupide metafore che la vita ci illustra.

La gente porta rispetto agli altri così come porta un vassoio di dolci ad una cena. Se la cena si ripete per un altro paio di volte glieli riporta, ma se nessun’altro degli invitati contribuisce, facendo lo stesso, spesso interrompe questo rituale.

Il balenottero aveva salutato tutti uscendo dal baretto.

-Caffè?-

-Caffè-

-Acqua?-

-Acqua-

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Fermento startup-istico

C’è fermento!

Dice si, ma che fermento? Non si tratta di birra, si tratta di me e di te che leggi.

Se leggi questo post probabilmente non hai 80 anni, probabilmente sei italiano, probabilmente mi conosci di persona pure, e probabilmente senti pure il fermento ma non te ne accorgi.

“I tempi stringono” dicono i giornali di oggi, i giovani in italia sono “bamboccioni”. Gli italiani under 40 cercano solo il posto fisso. I fanciulli dello stivale sono sfigati perchè non si laureano… Io non credo a tutto questo, perchè scaricare la colpa degli errori delle generazioni venute prima della nostra su di noi? Ancora non ci avete dato la possibilità di combinare danno, siamo tutti qua che aspettiamo che qualcuno ci dica cosa fare. Chi si stufa scappa, e diventa un “cervello in fuga” anche se forse l’unica cosa che ha fatto(e che farà) con il cervello è appunto quella fuga. Abbondare la nave che affonda è da noi! (non vi ammorbo con le stronzate della Concordia adesso basta) Perchè non possiamo campare tranquilli dove siamo nati? Perchè non possiamo vivere e lavorare dove abbiamo passato tutta la nostra breve vita? Scappiamo già dopo il liceo, e dopo andiamo ancora più lontano, perchè? Perchè qua non si vive! Perchè fuori si sta meglio!…e anche io voglio scappare. Anche io voglio abbandonare la nave che affonda, perchè sono stanco di sentirmi dire che se l’italia va male è colpa nostra, non è colpa di nessuno in realtà! Ma se vi fate da parte, e ci date la possibilità di dimostrare a tutti che noi giovani italiani non siamo bamboccioni sfigati vi ricrederete! E allora non dovremmo più scappare…

All’estero i giovani sono una risorsa, qua un peso…vi siete chiesti perchè? Io non so rispondere bene, sono uno sfigato-bamboccione dopotutto… so solo che c’è fermento tra noi giovani, voglia di aggregazione e di fare che forse non si vedeva da anni. Magari me la sto immaginando, magari è solo quello che vorrei.

Ecco cosa vorrei, che l’Italia, ritorni ad essere la Giovine Italia, una start-up di ultima generazione su un progetto bellissimo di 150 anni fa.

Voi lo sentite il fermento?

InVinninha

Questo che vado a presentarvi è il primo capitolo di un racconto sulla cultura campagnola sicula nel periodo della vendemmia che ho cominciato a scrivere 3-4 anni fa, e mai completato. Spero che un giorno mi ritorni l’ispirazione di cui godevo in quel periodo per provare finamente a finire questo piccolo lascito, dato che purtroppo la cultura della campagna si va spegnendo e tante piccole sfumature non colte rimarranno sepolte per sempre:
estroflessioni filosofiche di cultura “Viddana” Siciliana

Giorno I
Non ricordo cosa sognassi di preciso, c’era qualcuno che mi trascinava verso qualcosa, non molto indicativo…immagini confuse… con un sottofondo musicale: “Leningrad Cowboys- Happy together (The Turtles cover)”…che stranamente è la suoneria della sveglia al mio scassatissimo cellulare. Capì così che era ora, mi alzai e zittii il fastidioso brano, l’unico che riesce a svegliarmi anche dalla fase Ultra-Super-Mega-Iper-REM, erano le 5:04, di solito non punto la sveglia ad orari multipli di 5, una piccola forma di anticonformismo ossessivo-compulsivo che mi porto dietro da tanto tempo. Realizzai che era ora, il mio primo giorno di vendemmia stava cominciando, avevo esattamente 19 anni 10 mesi e 27 giorni, quell’11 giugno del 2008, cominciare a lavorare a 20 anni suonati è un pò da bamboccione, lo so, ma meglio di non cominciare mai… avevo sempre scansato l’idea di vendemmiare, pensavo fosse così pesante da scioccarmi l’anima, distruggermi dentro… avevo fatto altri lavori in campagna,come raccogliere olive nel mio piccolo fazzoletto di terra, ma vendemmiare… lavorare per qualcun altro sotto il sole aspettando l’ora di tornare a casa, era un mondo sconosciuto e alquanto spaventoso per me. Gli unici soldi che avessi mai guadagnato, erano qualche piccola ricompensa per consulenze informatiche di base, cosa che tuttora faccio, ma lavorare come mio nonno, come molti miei coetanei facevano già da tempo, era una cosa che mi interessava non poco. Una sfida personale, un campo in cui scoprire le mie possibilità, le mie doti nascoste.
Mi vestì in fretta e furia e al colpo di clacson uscì di casa con un piccolo zainetto in mano, fuori ad aspettarmi, mio nonno, e due persone che chiamerò Smilzo e Bombo. Smilzo ha due anni meno di me, e tanta esperienza sulle spalle, piccolino di statura, ossatura fragile, magrissimo, dalle movenze scoordinate, ma con grande voglia di mettersi in gioco; Bombo una persona emblematica, sulla quarantina, scuro di pelle, come i veri lavoratori di campagna, come quelli forgiati dal sole di mille Vendemmiate d’agosto. Salì dietro e partimmo. Dopo circa quindici minuti eccoci arrivati nell’enorme appezzamento di terreno, collocato in una specie di vallata, disegnata con pochi colori da madre natura, collina alle spalle collina di fronte, – “Semu ‘nta un fossu!” (Siamo in un fosso) disse mio nonno appena scese dalla macchina e mi consegnò lo strumento del mestiere, una forbice da “vinninhaturi”, manico rosso fiammeggiante, lama affilata e lucida pronta a punirti ad ogni distrazione. Ercole e Pelatinho erano sul carrellone trainato dal trattore, e mi guardavano assorti come due soldati guardano un novellino del regimento. Ho sempre avuto paura del nonnismo, e per questo l’ho sempre fatto prima che potessero farlo a me. Ercole era giovane, forse pochi lustri più grande di me, scuro di carnagione, con due occhietti scuri che schizzavano a destra e sinistra, effetto del caffè mattutino pensai, imponente e corpulento sembrava un enorme armadio scuro, vuoto… Senti dirgli due-tre parole incomprensibili, stupidamente incomprensibili; Pelatinho era coetaneo di Ercole, ma bassino e completamente rasato a zero, mi guardava con lo sguardo semidormiente di un giovane macaco nero indonesiano, animale molto territoriale. Il padrone, il mio padrone era semicalvo, con un cappellino appoggiato in testa, scurissimo di carnagione anche lui, sedeva sul trattore, alzando al cielo come un trofeo, una sigaretta composta per il 90% di cenere, mi sono sempre chiesto come facesse a non cadergli… ci ho provato migliaia di volte, è impossibile che la cenere non si stacchi dalla sigaretta quando è quasi spenta, quell’uomo si deve essere per forza allenato anni ed anni per riuscirci… Non disse nulla, bestemmiò che era quasi giorno, e noi ancora non eravamo sul carrello a far compagnia ad Ercole e Pelatinho. Salimmo con agilità tipica di elefanti obesi thailandesi, sul carrellone: Io, Smilzo, Bombo, Mio Nonno…e altre due figure, Bonaccione e  Tappo. Bonaccione era poco più basso di me, aveva una faccia rassicurante e un cappellino di paglia davvero significativo, Tappo era un tappo, punto. Il trattore si avventurò in cima alla salita, dovevamo vendemmiare in discesa, molto meno faticoso, sentì dire qualche giorno prima a mio nonno…Cosa che ai suoi tempi non si faceva, il trattore che ti viene dietro, la pausa pranzo, tante piccole comodità che ai sui tempi non si facevano, e non si faceva nemmeno di andare con la macchina, e nemmeno di salire sul carrello…ma vi siete mai chiesti cosa si faceva ai loro tempi? Io si, e mi sono anche risposto… Nulla…ai loro tempi non si faceva nulla, i nostri nonni avevano sempre le cose migliori, più faticose, più genuine, più vere, più pane con l’aglio di noi…e noi non potremo mai farci nulla, perchè quando toccherà a noi, i nostri figli non avranno le nostre cose, e dimenticandoci dello scassamento di minchia dei nonni, glielo rinfacceremo in eterno ai nostri figli quanto eravamo messi meglio di loro, e i nostri figli lo faranno con i loro, e così via in eterno… fino all’arrivo del prescelto, che verrà secondo calcoli Aztechi nel 2012 (esattamente quando finirà la terra, quando arriveranno gli alieni, quando ci sarà la terza guerra mondiale, quando Berlusconi morirà, quando il petrolio finirà, quando scopriremo il rimedio per il cancro, quando io avrò 24 anni). Tornando al carrellone, questo mezzo atipico di locomozione arrancava in salita, pieno di gente assonnata e con poca voglia di parlare, arrancava perchè andava sempre più lento man mano che la salita si faceva più impegnativa, poco prima di aver guadagnato la cima, il trattore ci lasciò. Cominciò a slittare e ad invertire il senso di marcia, il padrone bestemmiava, ma le bestemmie non avevano effetto , poi si ricordò di avere i freni…e li usò…scendemmo a metà salita spaventatissimi per l’accaduto, e il padrone ripartì senza di noi verso la cima, bestemmiando. Mio nonno per tutta la prima discesa, mi prese sotto la sua ala protettrice, cominciai a tagliare questi grappoli, e prima che finissi un unica vite, mio nonno era già a quota sei viti consecutive. Un mostro oserei dire, mio nonno lavorava in campagna da quando aveva otto anni, essendo rimasto orfano, lui e i suoi fratelli maggiori dovevano provvedere al mantenimento della propria numerosissima ed articolata famiglia. E questo era il risultato 60 anni dopo, un piccolo omino scuro, panzuto con un baricentro bassissimo da lottatore di sumo, con due polsi dalla circonferenza equatoriale, completamente calvo, naso gigantesco, parlata pesantemente volgare di chi ha vissuto in campagna, di chi ha vissuto la fame, ma anima dolce, generosa, rispettosa, scherzosa, rivelata solo da i due grandi occhi scavati in mezzo al gigantesco naso da cartone animato.
Stavo pensando all’attività fisica che facevo da circa due ore, rimanendo abbassato a 90° sulle viti, alzandomi per buttare i grappoli nella “cartedda”, pensavo che i miei lombari stessero facendo il lavoro di uno scaricatore di porto ubriaco, e che prima o poi avrebbero ceduto, dato che la mia forma maggiore di attività fisica, è lo sbadiglio olimpionico, attività di cui detendo tralaltro il record del mondo. Mi preoccupavo di qualche dolorettino spasmico dei lombari, pensando o meglio sperando, che fosse solo un qualcosa di passeggiero, invece no, dalle 6 di mattina alle 12 soffrì terribilmente di lancinanti coltellate trasversali nella schiena bassa, così lancinanti che quando la mia inclinazione ritornava a 90°, speravo di vedere che qualche cacciatore munito di fucile a pompa, che provando compassione per il mio dolore, avesse deciso a malincuore di abbattermi, per evitare di farmi soffrire…troppo drammatico pensavo, alzando la testa verso gli altri…ero indietro…ma mio nonno aveva rimediato passandomi vicino come un fulmine ed estirpando qualsiasi forma grappoliforme tra me e la fine del “Filaro”. Era l’ora di pranzo, il trattore col bestemmiatore erano scappati verso le 10 pieni zeppi di uva, destinazione cantina sociale. dovevamo pranzare adesso, speravo che mio nonno avesse qualche miracoloso consiglio tramandato da generazione in generazione per evitarmi quella sofferenza alla bassa schiena, ma non ebbi il coraggio di chiedergli nulla.Arrivammo alla macchina prese la pizza, la spezzò la diede a me e disse: “Chista la fini la nonna, pi mia e pi tutti, fati chistu pi manciare e arripigghiarivi” (Questa l’ha fatta la nonna, per me e per tutti, fate questo per mangiare e riposarvi”), credo fosse solo la mia spiccata fantasia a fargli dire quelle parole, ma mio nonno che spezzava il pane in mezzo alle vigne, in un fosso dimenticato da dio, è una scena molto biblica, non trovate?
Mangiammo e bevemmo tutti quanti, ero spalmato a terra sulle dure ed appuntite pietre da vigneto, che mi provocavano un dolore massaggiante, almeno rispetto a quello che sentivo alla schiena, quando, avvertì una strana presenza nell’aria. Sentì l’eco di una bestemmia…il tipico odore di sigarette pesanti “rosse”, ed ecco il padrone di ritorno dalla cantina, parcheggiò il trattore con il carrellone vuoto, scese dall’abitacolo bestemmiò, prese un pacchettino di carta, e bestemmiò che dentro c’era il caffè. Un bicchierino ciascuno. Era come rinascere, sentì la caffeina penetrarmi tutte le cellule celebrali…ero carico. Risalimmo sul trattore e ritornammo in cima alla salita, una altra discesa di due ore in mezzo allo schifosissimo Chardonnay ci aspettava. Passarono in fretta, due ore velocissime, e come cadaveri io e la comitiva ci avviammo alla macchina. Notai che per tutta la giornata non ascoltai nemmeno una parola di quello che dicevano le persone intorno a me, ero nel mio piccolo mondo…Ero stato asociale tutto il giorno, allora provai ad ascoltare, e sentì Bombo e Bonaccione parlare di me con mio nonno: “To Niputi funzionau oggi, M’aspettava peggiu” (tuo nipote ha lavorato bene oggi, pensavo peggio),  mio nonno mi guardò sorridendo e fece un cenno affermativo ai due Giudici, che mi avevano promosso. Avevo voglia di vantarmi avvicinai mio nonno e dissi: “come sono andato?” (come sono andato? (perchè non tadurlo pure??) :D ), mio nonno non mi guardò camminava verso la macchina quasi zoppicando e mi rispose: “Si un ti vinia appressu iu, cu la minchia ci la facivi a nesciri di lu filaru” (che significa pressapoco: “Non bene quanto speravo, ma grazie a me hai fatto bella figura”), caddi in depressione farmacologica per circa sei secondi, alla fine dei quali realizzai, che mio nonno mi stava spronando a fare meglio, non voleva offendermi, ne deridermi, voleva che tirassi fuori ancora qualcosina in più. E mi ripromisi di farlo….un giorno o l’altro.

Doppie Punte

Il santino sopra l’autista sbatacchiava forte, era qualche sant’Antonio o roba simile. Tutti sull’autobus sapevano che erano protetti da quel pezzettino di carta, e che potevano contare su di lui quando ne avessero avuto bisogno. Le orripilanti canzoni si susseguivano e un ragazzotto sempliciotto osservava disgustato il display del proprio telefonino, sembrava quasi pietrificato, di sicuro qualche ex gli aveva mandato un triste messaggino con una maledizione, che lo avrebbe costretto per tutta la vita a rimanere con quella espressione di sgomento e terrore… I messaggi delle ex si devono sempre leggere con cautela, pensava un altro ragazzo verso i primi posti. Era alto e scomodo, i sedili erano per gente normale, lui era quasi due metri e stava costretto in una posizione talmente scomoda che gli sembrava che l’autobus stesse rallentando quasi per dispetto l’andatura, così da allungargli la sofferenza e ritardare di qualche minuto il ritorno a casa. La sua casa con le poltrone comode e grandi, alte al punto giusto e larghe quanto basta per abbracciarlo tutto in una comoda posizione tantrica. D’un tratto il ragazzo alto si accorse che il suo telefonino non squillava, ma da tanto… erano 4-5 mesi che nessuna ragazza gli facesse piangere lacrime amare o gli desse soddisfazioni carnali di basso livello e di difficile argomentazione in pubblico. Allora decise su due piedi (rannicchiato in realtà) di trovare una ragazza su quell’autobus, visto che ormai casa si allontanava. Avrebbe sposato la ragazza un posto avanti a lui, ma nell’altra fila, l’unica che poteva osservare in maniera precisa senza destare sospetti. Era alta anche lei, magra, e… completamente idiota… un ragazza troppo bella deve essere idiota. Così dicevano tutti. Ma il ragazzo alto odiava le etichette e decise di osservarne il comportamento per le 24 ore che mancavano alla fine del viaggio di 2 ore verso casa. La ragazza stava seduta, e per tutto il viaggio si massacrò e dita ad accarezzarsi i capelli in cerca di doppiepunte, prendeva una ciocca di 20-25 capelli, la masturbava con insistenza e prendeva, usando la sua abilità balistica dei pollici opponibili, un capello singolo, lo teneva stretto e tirava con la forza di Hulk la doppia punta… continuò a fare questo per tutto il tempo, in maniera quasi ipnotica, così ipnotica che il ragazzo alto continuava a guardarla senza poter staccarle gli occhi di dosso. Quasi quasi voleva scommettere con il ragazzo colla faccia sconvolta che con quella determinazione la ragazza sarebbe riuscita prima a distruggersi tutte le proprie doppiepunte poi a giro quelle di tutto l’autobus, dove tutti i passegeri dispostisi in cerchio avrebbero urlato e cantato cori in favore della causa “eliminiamo le doppiepunte”… Roba da pazzi! Sarebbe successo sul serio se lui avesse voluto, ma preferiva rimanere fisso a guardarla, tifando segretamente per lei, e continuandosi a chiedere sottovoce cosa diavolo fossero le doppiepunte.

Perversione

Nera, dalla pelle liscia… Soffice nei punti giusti, in altri punti arrotondata e generosa. Alta quanto basta, che non trema davanti ad un affare di legno o di acciaio e liscio, anzi pronta a scivolargli sotto e a passare giornate intere a sottostare ai tuoi ritmi e ai tuoi movimenti. La vedi così quella poltrona nell’ufficio nel quale fai il tirocinio. Quasi come se fosse una delle tue perversioni più celate. Quasi come se stessi nascondendo a te stesso di bramare una scrivania come quella. Svegliarsi la mattina, caffè, doccia… viaggietto in macchina, parcheggio, caffè, sigaretta, due chaicchiere e poi via, seduto dietro ad una scrivania su una liscissima poltrona di pelle. Magari rubi anche una mezzoretta o più al capo, vai via prima… fumi nel tuo ufficio… ti porti a casa delle penne, un temperamatite, un evidenziatore… tanto per non fare vincere quella parte di te che ti dice che hai perso, la stessa parte di te che quando avevi 20 anni ti imponeva di lottare contro il sistema, di essere perverso e trasgressivo, diverso. Di non fare la fine di tutti quei fantocci dietro alle loro scrivanie. Una manica di zombie, convinti di essere felici, dicevi… -Lo vuoi un caffè? – il tizio ti che ti sta sorridendo mentre fissi quella poltrona nera ti ha appena fatto una domanda, rispondi cazzo! -No grazie, ne ho presi due già!- sorride di nuovo – Bene, per cominciare oggi ti metti in questa stanzina, ti chiamo io quando c’è qualcosa da fare ok? – Ecco, se ti siedi sulla poltrona che ti hanno appena indicato sei fottuto, hai perso, diventerai uno di loro! Sii ribelle! ….dopotutto c’è anche il cavetto di rete, la stufetta sotto la scrivania, e il caffè non si paga… comoda questa poltrona…

Lo specchio

Tante volte non ti dai mai il tempo di fermarti a riflettere, allora ci vuole un viaggio, ci vuole un pomeriggio perso su un divano, una mezza mattinata a X nel tuo letto, l’altra mezza dietro ad una scrivania facendo finta di fare qualcosa.
Quando ci riesci allora è brutto. Pensi, prendendoti per il culo, che riflettere è un ruolo da specchio, non da te.
Ti accorgi di quanto è difficile ricominciare, di quanto è brutto guardarsi indietro e di quanta forza ci voglia per dimenticare e cancellare, non basta la combinazione SHIFT+Del su una cartella che conteneva robe che non avevi avuto la forza di sbirciare, non basta vedere il cestino del tuo sistema operativo vuoto. Per quanto ne so non basta nemmeno bruciare, spezzare, spaccare le cose materiali che hai intorno.
Molti parlano del tempo, tempo come cura, il tempo che ti aiuta a seppellire tutto e tutti. Da quando non hai più 18 anni ti sei accorto che a paura del tempo che passa è cresciuta proporzionalmente alla tua percezione del trascorrere del tempo stesso, quindi che fare?
Ti può aiutare forse a trovare conforto come facevi un tempo buttare due righe su un editor di testo?
Poi magari pubblicarlo sul tuo blog e aspettare che qualcuno ti dica: “Sta tranquillo”
Chi lo sa, intanto per scrivere un altro po’ di tempo è passato, speriamo che non sia andato sprecato.
E non ridere della rima, hai altro a cui pensare e una vita da portare avanti. Vai a bordo cazzo, il buio passerà.

Fermo Sicilia, Scioperi e disagi per la Benzina

Qua 92018, mio borgo natale e piccolo comune di circa 7000 anime nella Valle del Belice che fu dilaniata dal terremoto del ’68 di cui sotto (Post precedente) un inciso.
Posto un video, per diffondere delle immagini a testimonanza di una situazione particolarmente seccante, in un paesello di 7000 persone con 4 giorni di sciopero dei trasporti (con conseguente esaurimento delle riserve di Benzina), stamattina (22/01/2012) dopo che lo sciopero e il fermo ai trasporti è stato un po’ allentato è arrivata la Benzina all’unico distributore aperto in città.

Adesso qualche piccola considerazione/domanda:
Se in un paesino accade una roba del genere per uno sciopero di 4 giorni, cosa accadrebbe se i benzinai facessero 10 giorni di sciopero in tutta Italia?
Si arriverebbe ad una Guerra Civile? Vedremmo scene di incivilità che abbiamo solo immaginato o ammirato in pellicole di disaster movies come “io sono leggenda”?
Sto esagerando? (LOL)

Vi ricordo che “domandare è lecito e rispondere è cortesia”, sia che pensiate che lo sciopero sia ingiustificabile e ingiustificato, sia che pensiate che se non continuiamo a protestare nessuno ci ascolterà e continuerà ad ignorare i nostri referendum e l’espressione popolare. Io non credo che ci sia la mafia dietro le rivolte del movimento dei forconi, e se anche ci fosse FN o le BR vuol dire che siamo davvero arrivati in uno di quei punti dove la storia fa uno dei suoi colpi di coda, per ricordarci che dopo ogni grande periodo di crescita c’è sempre bisogno di una rivoluzione per fare in modo che non ci autodistruggiamo… io ho un po’ paura, voi?

Arte e Soldi

Oggi corre (corre? sembra che si dica così) l’anniversario del “terribile Sisma del Belìce” del Gennaio del 1968 (per altre info → http://it.wikipedia.org/wiki/Terremoto_del_Belice) e i cittadini del mio borgo (Santa Margherita di B. n.d.v.) sono stati allertarti, da volantini sparsi in tutto il paese, che in piazza ci sarebbe stata una grande manifestazione, con annessa presentazione alla popolazione stessa della scultura “Belice Amuri” (=Belice Amore).

In anteprima qualche signore anziano aveva precedentemente commentato la stessa scultura con un colorito: “..a mia mi pari nna lavatrici ammaccata…” (= parmi una lavatrice contùsa), ma oggi alla presentazione innumerevoli altri commenti coloriti sono stati sprecati tra l’ilarità generale.

La scultura di ferro (or something like diz) è stata collocata su una piattaforme cemento-piastrellata che giaceva morta all’angolo della piazza Matteotti da tempo immemorabile, spero che non sia stata collocata lì solo per riempire un “purtuso” perchè sarebbe oltraggioso :D

eccovi un immagine direttamente dal twitpic di un mio amico/cugino/sfruttatore(LOL): vitone

L’opera come ci dice → lui, è stata creata da il maestro Nino Ucchino (che personalmente ignoro, ma io di arte ne capisco meno di chiunque altro)

A parte la discutibile bellezza o meno della stessa, la gente che ha criticato l’opera d’arte l’ha fatto con un semplice fine ultimo, una domanda: “Quanti soldi ci hanno speso?”

In giro ho sentito parlare di cifre che vanno da 10.000 € (10*10³ per i nerd) a 30.000€ (30*10³ per i nerd). Poco fa sono tornato sul luogo del delitto e un signore anziamo mi avvicina chiedendo un parere giovanile (il mio) sull’opera (che non ho saputo dargli LOL) e poi ha ritrattato lo stesso argomento (€€€) dicendo che una cosa del genere, potrebbe valere intorno a 500€ e che se qualcuno li offre alla cittadinanza riufiutarli sarebbe da stolti :D (testualmente: “pi cinqucentu euru io ci lu dassi!”).

Non voglio dargli torto, e nemmeno dargli ragione, è una critica costruttiva però…

Ora voglio rilanciare un mio personale appello, come ho fatto su twitter mentre ho caricato la foto via smartphone… “C’è un Critico d’arte in sala?” qualcuno sa spiegarmi se una cosa così vale uno solo dei prezzi di cui si parla? Oppure il postmodernismo celtico ha radici migliori dell’avanguardia dello Srilanka?

 

[Ruby] Che min**** c’è in tv stasera?

Per chi si domanda sempre cosa c’è in tv stasera ed ha una limitata connessione(non credo di essere il solo al mondo), ho creato un piccolo scriptino che getta e riformatta due pagine del sito: www.staseraintv.com

Stampandovi: canale orario titolo_film

Una utility semplice e abbastanza sfigata, ma la sharo al mondo tanto per tenere questo blog un po’ aggiornato ;)

source

usage

vikkio@asus1018p:~$ ruby tv.rb
ora li cerco amigo…
scarico la pagina1…
rai1, ore 21:10 titolo: Attenti a quei due (Show)
rai2, ore 21:05 titolo: Senza Traccia (Telefilm)
rai3, ore 21:05 titolo: Babel (Film)
rete4, ore 21:10 titolo: Quarto grado (Cronaca)
italia1, ore 21:10 titolo: Death Race (Film)
canale5, ore 21:10 titolo: Zelig (Cabaret)

scarico la pagina2…
la7, ore  titolo: L’infedele (Attualità)
mtv, ore  titolo: Idiocracy (Film)

FINE ;)

Quando avrò un po’ di tempo farò qualche modifica per permettere di:

  • visualizzare la Trama
  • Omettere/Includere la verbosità
  • Stampare tutto il risultato assieme
  • visualizzare anche gli altri canali del digitale terrestre(che con la mia antennita cinese non riesco a sintonizzare sulla mia tv ;) )

Per ora enjoy this and goodbye ;)

 

[EDIT]

Grazie a questo → tizio (tvb Cirku17 :* (repressed-omosexuality))

che con amore ha aggiunto all’array le altre pagine adesso anche voi polentoni potete vedere italia2 e tutte le altre porcare DGTV con lo script di prima

Script Aggiornato

[Ruby] Gestione di un mazzo di carte

Come tweettai tempo addietro, mi sono ritrovato tra scarti e scartine due classi per la gestione di un mazzo di carte siciliane in ruby… non ricordavo perchè le avevo scritte, e comunque fanno il loro dovere che è un bellezza ;)
Le posto qua come regalo di BuonAnno(ma quanto sono pagano) a tutti i miei lettori:

classe card → http://sprunge.us/QeCG?rb

classe deck → http://sprunge.us/TENf?rb

ed ecco un esempio per fare sfogliare tutto un mazzo e stamparne le carte:

require ‘include/deck.rb’
require ‘include/card.rb’

deck=Deck.new

while(!deck.is_empty?)
puts deck.grab.to_s
end

Detto questo vi saluto gentaglia, buon cenone e buon divertimento per questa sera.